Mango stroncato da un infarto durante un concerto, aveva 60 anni (VIDEO)

Mango, cantautore italiano, è morto la notte scorsa durante un concerto a Policoro (Matera). La salma dell’artista è giunta poco fa a Lagonegro (Potenza), la sua citta’: la camera ardente e’ stata allestita nella sua villa, dove viveva con la moglie, la cantante Laura Valente, e con i suoi due figli.

Il malore ha colpito Mango mentre stava cantando ‘Oro’, uno dei suoi brani piu’ famosi, che era diventato anche la colonna sonora di uno spot pubblicitario altrettanto noto al grande pubblico.

Le prime note della canzone, poi l’interruzione, il braccio destro alzato e uno "scusate" rivolto al pubblico prima del malore mentre era alla tastiera. E’ quello a cui ha assistito il pubblico del "Pala Ercole", scena ripresa anche in un video amatoriale caricato su YouTube, nei momenti precedenti all’infarto che ha stroncato il cantante Mango,

L’artista, che aveva compiuto 60 anni il 6 novembre scorso, e’ stato soccorso e trasportato in ospedale, dove e’ giunto privo di vita.

Molti fan, dopo che Mango (all’anagrafe, Giuseppe Mango) si e’ sentito male, si sono trasferiti dalla sede del concerto all’ospedale; sui social network sono gia’ molti i messaggi che ricordano il cantautore. Fra i molti suoi successi del cantante, anche il premio della critica ottenuto nel 1985 al Festival di Sanremo.

Secondo quanto si e’ appreso, i funerali del cantante lucano saranno celebrati tra due giorni, mercoledi’ 10 dicembre, alle ore 11, nella Chiesa Madre della citta’ lucana. Per quel giorno, il sindaco, Domenico Mitidieri, ha proclamato il lutto cittadino.

IL SUO “POP MEDITERRANEO” Mango era una personalita’ originale nel nostro panorama pop. Per lui si usava la definizione di "pop mediterraneo", a indicare la sua vocazione a non rimanere legato agli stilemi classici della canzone italiana. Aveva una vocalita’ importante, una notevole estensione che trovava il suo marchio di fabbrica nel falsetto, anzi "il mezzo falsetto", come a lui piaceva precisare, perche’ il mezzo falsetto e’ una voce di petto.

Forse per segnare ulteriormente la sua distanza dalla tradizione, ritmicamente parlando, amava utilizzare tempi dispari, tipo il 5/4 e il 6/8 ma cio’ che caratterizzava le sue cose migliori era la vocazione internazionale dei suoi arrangiamenti, ispirati all’idea di world music, con un amore mai nascosto per Peter Gabriel (da qui la collaborazione con il fedelissimo chitarrista Dave Rhodes).

Non e’ un caso che al festival di Sanremo la critica premiasse i suoi brani che contenevano sempre qualcosa di interessante anche negli arrangiamenti, sempre aperti a influenze internazionali, l’Africa, il Mediterraneo, ovviamente, ma anche l’Irlanda, certo rock inglese, gli echi inevitabili d’America.

Uomo del Sud, Mango aveva alle spalle una dura gavetta e, come accadeva a quelli della sua generazione, si era fatto un’esperienza completa frequentando case discografiche e studi di registrazione: scriveva per gli altri, collaborava con autori come Mogol e Pasquale Panella, con produttori internazionali ma se le cose non andavano per il verso giusto poteva anche decidere di lasciar perdere la musica e proseguire nei suoi studi.

Non era un musicista ossessionato dalla produzione di un disco all’anno, non aveva il culto del glamour e dell’esposizione mediatica, teneva molto alla sua coerenza artistica. Ed era anche capace di grandi omaggi, come quello a Carlos Gardel, leggenda del tango. E a pensare alla morte improvvisa e prematura di Mango, torna in mente la celebre definizione, "il tango e’ un pensiero triste che si balla".