Mafia, Schifani: superate forche caudine del ‘mascaramiento’ senza denunciare complotti

"Ho superato le forche caudine del ‘mascariamento’ senza attaccare mai la magistratura, senza denunciare complotti. Sono restato in silenzio senza potermi neppure difendere in un processo". Lo afferma Renato Schifani, in un’intervista al settimanale "Panorama", in merito all’inchiesta nei suoi confronti definitivamente archiviata lo scorso 27 ottobre dal gip di Palermo Vittorio Anania. "Gli inquirenti indagavano e i giornali mi processavano – spiega il senatore di Ncd -. Nel 2008 su Raitre mi sentii paragonare a una ‘muffa’ da Marco Travaglio per verita’ inenarrabili sul mio conto. Ha dovuto risarcirmi in sede civile".

Schifani rivela poi di avere ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi: "Mi ha chiamato. Il mio caso pero’ non e’ paragonabile al suo. Lui si’ che e’ stato inondato dai processi". Quanto al ruolo dei collaboratori di giustizia nell’indagine che lo coinvolgeva, l’ex presidente del Senato racconta di aver "vissuto momenti di angoscia perche’ quelle persone avrebbero potuto fare il mio nome, inventare chissa’ cosa, anche al solo scopo di ingraziarsi un pm. Per fortuna sono stati corretti".

Alla domanda su come abbia superato questa vicenda, Schifani risponde cosi’: "Grazie all’unita’ della mia famiglia. ho due figli avvocati, ai quali restituisco un cognome senza macchia. Quando ho saputo dell’archiviazione, ho abbracciato mia moglie. Per il resto ho vissuto sulla difensiva. Ero una persona gioviale ed estroversa. Non lo sono piu’". "E’ stata nostra responsabilita’ politica non aver ritoccato la normativa procedurale che dilata in modo incontrollabile i tempi d’indagine, senza garanzie per il cittadino. Cosi’ come non aver posto un limite alle fughe di notizie: il reato di violazione del segreto istruttorio ormai e’ obliterato".