L’EDITORIALE | Ora basta chiacchiere: riforma del voto all’estero subito!

Adesso tutti chiedono una riforma del voto all’estero. Si svegliano tardi, dove sono stati fino ad oggi? Comunque, ben venga una riforma: ma il nostro timore è che tra dieci giorni nessuno si ricorderà più della necessità di rivedere il meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo. E le parole dei nostri politici resteranno ancora una volta pura fuffa

Fabio Porta nel marzo del 2018, riferendosi al voto estero, parla di "un imbroglio in scala industriale"

Dopo il caso USEI, tutti – ma proprio tutti ormai – si ergono a paladini del voto all’estero. Ci viene da sorridere: dove sono stati questi signori finora?

ItaliaChiamaItalia prima di ogni altro giornale ha sollevato il caso e ha denunciato, attraverso le dichiarazioni di Fabio Porta – intervistato dal sottoscritto – le anomalie che riguardavano diversi seggi elettorali dell’Argentina. Il voto all’estero? “Un imbroglio colossale”, commentava l’ex deputato Pd, oggi coordinatore dem in Sudamerica. Porta se lo ricorderà.

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Allo stesso modo, prima di ogni altro, abbiamo chiesto fin dal 2006, e ripetutamente, una riforma del voto estero. Nessun governo, nessun Parlamento, nessuna istituzione si è mai mossa in questo senso.

Ci auguriamo che il caso Cario – ma c’era già stato il caso Di Girolamo e ce ne sono stati altri ancora in passato – possa dare una scossa a un tessuto politico e istituzionale che sul voto all’estero, oltre al solito blabla, non ha mai avuto il coraggio di muovere un dito, non ha mai fatto un tubo.

Fin troppo semplice sostenere ora – come fa qualcuno – di voler portare avanti battaglie a favore di un voto all’estero sicuro e trasparente; troppo facile parlare adesso, dopo che son passati anni e anni, di riforma del meccanismo elettorale con cui votano gli italiani nel mondo, come si affrettano a fare da più parti i nostri politici.

C’è anche chi si sveglia dal proprio letargo istituzionale e propone il voto elettronico: anche qui, noi lo abbiamo proposto tanto, ma tanto tempo fa. Non ci ha mai voluto ascoltare nessuno.

A tutti loro, ai parlamentari e a coloro che siedono nei posti di governo, ricordiamo che non importa ciò che si dice, ma ciò che si fa: e ciò che hanno fatto lor signori fino ad oggi è nulla. Zero assoluto. Nessuna vera volontà politica, nella stragrande maggioranza dei casi, di riformare il voto all’estero che, ormai è evidente a tutti, fa acqua da tutte le parti.

LA PILLOLA VIDEO DEL DIRETTORE: MAI PIU’ UN VOTO ALL’ESTERO COSI’

E pensate che nel 2018, di fronte alle notizie di brogli all’estero, il direttore generale per gli italiani nel mondo alla Farnesina, Luigi Vignali, parlava di “fake news”… Mah.

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Vi aspettiamo al traguardo, dunque. Abbiate coraggio, onorevoli parlamentari; abbiate coraggio, voi che sedete nella stanza dei bottoni. Prendete il toro per le corna e cambiate, in meglio e una volta per tutte, questo farraginoso e poco sicuro meccanismo con cui i nostri connazionali votano da oltre 15 anni ormai. Se lo farete beh, meglio tardi che mai, verrà da dire. Ma se ancora una volta mancherete di dare concretezza alle vostre libere enunciazioni, le vostre parole rappresenteranno una volta di più solo chiacchiere al vento. E la vostra presenza nei Palazzi del potere sarà stata, ancora una volta, come in altri casi, del tutto inutile.

Vedete voi cosa fare. Da parte nostra, restiamo a guardare con la speranza che prima o poi le dichiarazioni pubbliche dei nostri politici si possano trasformare in azioni concrete e risultati reali. Ma forse, lo capiamo anche da soli, stiamo chiedendo davvero troppo.

@rickyfilosa