Le variopinte interpretazioni della legge di alcuni giudici – di Leonardo Cecca

Due recenti sentenze dimostrano, come se ce ne fosse bisogno, che con il marasma delle oltre 150 mila leggi accade di tutto e, pertanto, sarebbe ora di ridimensionarne il numero e nel contempo limitare lo spazio interpretativo dei giudici che porta a sentenze a volte troppo "filosofiche e fantasiose". Variopinte interpretazioni per lo stesso fatto finiscono con il vanificare lo scopo delle norme stesse.  

Giorni or sono in quel di Pistoia un giudice ha assolto 10 persone che nel 2008 avevano occupato uno stabile pubblico trasformandolo, manco a dirlo, in un centro sociale ove poter fare anche e soprattutto politica. Per il tribunale l’occupazione è risultata legittima in quanto i "signori" che avevano fatto l’esproprio proletario non solo non avevano commesso un reato, ma addirittura avevano fatto un’opera meritoria in quanto avevano restituito l’immobile non utilizzato alla collettività. Vabbé, da peccatore, mi viene in mente che in certi casi c’è da considerare sia il colore predominante nella città toscana sia quello di chi ha operato il "democratico" esproprio.

L’altro episodio è accaduto a Bellano, ove il sindaco, a seguito di una denuncia di un cittadino, è stato multato in quanto il rumore di una cascata naturale era troppo fastidioso. Gli esperti dell’Arpa hanno costatato che effettivamente i decibel erano elevati, ma che erano soprattutto frutto delle copiose piogge estive. Orbene, ammesso che ci sia un colpevole, ritengo che esso sia solo il Padreterno che a volte non regola bene l’impianto di irrigazione ma, non avendo costui un recapito, avranno deciso di scaricare la colpa sul sindaco.

Certo che nel nostro Paese non c’è limite all’immaginazione. Solo per provare, vorrei fare denuncia in quanto al mattino, specialmente nel periodo primavera-estate, il canto degli uccelli disturba il mio sonno e, pertanto, chi di dovere o convince i volatili ad andarsene, oppure li munisce di un’apposita museruola; nel contempo mi informerò se c’è qualche lussuosa villa pubblica, non utilizzata, in modo da poter fare un esproprio proletario e restituire l’immobile all’utilizzo per il quale era stato costruito. Una volta sarebbero state considerate richieste pazze e, pertanto, mi avrebbero rinchiuso in un manicomio, ma oggi mi sembrano del tutto normali e degne di essere accolte.