Le energie rinnovabili non bastano, sì al nucleare – di Leonardo Cecca

Purtroppo anche questo governo, come tutti i precedenti, non ha avuto il coraggio di affrontare seriamente il grosso problema energetico. Mi sembra inconcepibile che chi si mette alla guida di un paese cerchi di non sconfessare le urla di ciarlatani per i quali, in nome di una falsa ecologia, nulla bisogna fare per poi passare il tempo alla ricerca di eventi funesti. Argomentazioni serie espresse da illustri scienziati come Rubbia e Zichichi e tanti altri abbondano, ma non sono ritenute accettabili e/o politicamente corrette. Mi riferisco alla questione del nucleare messa al bando da un referendum ove la malainformazione la fece spudoratamente da padrona.

Quando ci fu il disatro di Chernobyl, dovuto soprattutto all’imperizia dei tecnici, le "cornacchie" ipotizzarono una catastrofe biblica con milioni di morti; ci furono delle vittime, ma di gran lunga meno numerose di quanto strombazzato ed anche i danni a lungo termine sono stati più contenuti di quanto ipotizzato. Certo i disastri ambientali e relative vittime si devono evitare, ma risolverli cancellando il problema è da miopi, mentre sarebbe più logico garantire la prevenzione e l’esecuzione di opere sicure.

Anche per l’incidente di Fukushima le orde di ambientalisti scatenarono il finimondo sorvolando però, forse per disattenzione, che si trattava di una centrale di 1° generazione, pertanto vecchia, e che l’evento fu dovuto dal cedimento delle opere di difesa causato da uno tsunami di inaudita portata.

Questo catastrofismo in servizio permanente mi fa venire in mente quando il Parlamento inglese, ai primi dell’800, dovette pronunciarsi sull’opportunità della linea ferroviaria Manchester-Liverpool. In quella occasione i negazionisti paventavano frequenti esplosioni di locomotive, moria di cavalli e mucche, causa il rumore, impossibilità di fare uova da parte delle galline e persino di affrontare gravidanze da parte delle donne.

Puntare tutto su energie rinnovabili mi sembra pura utopia sia per costi elevatissimi sia per l’inadeguatezza nel far fronte al reale fabbisogno. Tutti i membri del G8 e tutte le 14 nazioni più ricche al mondo in termini di PIL producono attualmente energia elettrica da fonte nucleare con l’unica eccezione dell’Italia, che comunque ne importa grandi quantità, in ordine di importanza, da Svizzera, Francia e Slovenia. Anche gli Emirati Arabi, grandi esportatori di petrolio e gas, nel 2013 hanno messo in cantiere la costruzione di una centrale termonucleare. Noi invece, da "furbacchioni" compriamo a caro prezzo l’energia prodotta dai "fessacchiotti". Avere energia a basso costo sarebbe un toccasana per le nostre industrie ma, purtroppo, non abbiamo persone oneste pronte a giocarsi la poltrona pur di fare il bene del Paese.

In piena crisi economica gli americani diedero il via e realizzarono la diga di Hoover e relativa centrale idroelettrica con il duplice scopo di creare posti di lavoro e per fornire energia elettrica a basso costo per l’industria, noi invece stiamo dietro ai proclami degli antinuclearisti e degli ambientalisti e compriamo l’energia ottenuta dalle centrali nucleari che abbiamo quasi in casa.