Lavoro, Poletti: dati inequivocabili, il Paese riparte

"I dati erano positivi anche qualche mese fa, ma ora abbiamo le stime ufficiali dell’Istat e sono inequivocabili". Così il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in una intervista all’Unità commentando i dati sull’occupazione. E aggiunge: "Adesso dobbiamo fare attenzione alla tendenza di medio e lungo periodo, sarà quella a dirci se possiamo finalmente lasciarci alle spalle questa lunga crisi".

Sottolinea inoltre che i risultati del lavoro del governo "si stanno vedendo già ora e credo siano il frutto di tutto il lavoro che stiamo facendo. Il Jobs act è solo una parte, nella legge di Stabilità abbiamo previsto la decontribuzione e finalmente stiamo invertendo la rotta. Questo è un Paese dove è diventato normale assumere con contratti precari, nel 2014 su 100 contratti ben 84 erano di questo tipo. Noi abbiamo scelto di combattere questa condizione di precarietà che nuoce non soltanto ai diretti interessati ma anche alle imprese. Come si può pensare, infatti, di competere a livello globale puntando sul risparmio e su nessuna forma di investimento professionale? Il contratto a tutele crescenti punta a cambiare la fisionomia delle assunzioni, è più aperto e dunque in grado di essere utilizzato in maniera diffusa".

"In un mese ci sono 22mila giovani occupati in più. Questo dice l’Istat. Sia chiaro, non vuole dire che va tutto bene, il tema del lavoro giovanile è una delle priorità a cui stiamo lavorando ad esempio con progetti sulle start up, con Garanzia giovani insieme a Google e Unioncamere per inserire 3mila giovani con competenze nel digitale nelle piccole e media imprese".

Il ministro replica ai richiami di Bruxelles all’Italia in materia di interventi sul lavoro: “Noi gli interventi per favorire l’occupazione li abbiamo già fatti, riducendo la tassazione, dando gli 80 euro, decontribuendo le nuove assunzioni e togliendo dal calcolo della base imponibile dell’Irap il costo del lavoro stabile. E aggiungo che, come ha detto Renzi, sono governo e Parlamento italiano, che hanno tutti i titoli, a decidere dove intervenire, non Bruxelles".

"La casa è un tema non solo sociale, ma anche economico, legato al lavoro. E anche in questo caso stiamo cercando di fare politiche di prospettiva, non lavoriamo solo su Imu e Tasi". "Il tema della progressività nel nostro sistema fiscale è stato già affrontato. Vorrei ricordare che siamo stati noi ad aumentare le aliquote sulle rendite fiscali. E vorrei ricordare che il settore dell’edilizia è quello che durante la crisi ha perso di più, oltre il 50% del volume di produzione. Questo trimestre è stato il primo, dopo 18, a vedere una lieve ripresa del lavoro".