LA SCELTA | Salvini e Di Maio, vincitore e vinto alleati. Fino a quando?

I consensi elettorali, per gli alleati gialloverdi, si sono perentoriamente rovesciati. Prima, i grillini potevano contare sul doppio dei voti rispetto ai leghisti; ora è il contrario

VICEPREMIER Matteo Salvini e Luigi Di Maio

“A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui” (Paulo Coelho)

“Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi, e forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito” (Chuck Palahniuk)

Ogni giorno, quello che scegli, quello che pensi e quello che fai è ciò che diventi” (Eraclito)

“La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà” (Jean-Paul Sartre)

“A volte è difficile fare la scelta giusta, perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame” (Totò)

“Chi sceglie, rinuncia” (Anonimo)

DI MAIO IN UN ANGOLO?

Post elezioni, e ora? Per Di Maio e M5S si sta profilando una scelta drammatica. Tuttavia non è semplice prevedere cosa succederà al governo, dopo il risultato elettorale di domenica. È accaduto infatti qualcosa di insolito e straordinario: a dispetto delle sgangherate tradizioni del giorno dopo, secondo cui tutti sempre vincono e nessuno mai perde, questa volta – con chiarezza – ci sono, indiscutibilmente, un vincitore e uno sconfitto.

VINCITORE E VINTO

Il vincitore, anzi il trionfatore, è Matteo Salvini, capo della “sua” Lega, che ha saputo coraggiosamente ristrutturare, facendone un partito nazionale, ben accolto al centro e perfino al sud. Sconfitto, pesantemente, è Luigi Di Maio, quattro milioni di elettori lo hanno abbandonato, poco convinti dalla sua politica: all’inizio arrendevole verso Salvini e poi invece, nelle ultime settimane, rabbiosamente ostile, fino a insulti inediti, senza precedenti.

UN RIBALTONE CLAMOROSO

Fatto sta che i consensi elettorali, per gli alleati gialloverdi, si sono perentoriamente rovesciati. Prima, i grillini potevano contare sul doppio dei voti rispetto ai leghisti; ora è il contrario. In Europa, però. In Italia, al momento, resta in Parlamento l’assoluta prevalenza dei cinquestelle.

LA MOSSA DI SALVINI

È disposto, Salvini, ad accettare – cioè subìre – questa inferiorità? O preferirebbe andare a elezioni anticipate, per sistemare subito la partita? E Di Maio potrà resistere, e come, alle probabili ondate di una rivolta interna? Salvini, con raffinata astuzia politica, apparentemente magnanimo, gli ha lasciato il cerino acceso: “Per me non cambia nulla – ha detto – andiamo avanti, non voglio potere e poltrone, basterà rispettare i patti”.

M5S, BIVIO GIUGULATORIO

Ma per i 5Stelle la scelta è giugulatoria: se vanno avanti così, rischiano di dissolversi; se acconsentono alle elezioni, rischiano una batosta definitiva. Tertium non datur.