La crisi di Forza Italia e del centrodestra – di Mario Galardi

Esistono politici di piccola statura ma di grande coerenza, come Renato Brunetta, e politici che la pochezza ce l’hanno nei comportamenti e perfino nel cognome, come Fabrizio Cicchitto (che in spagnolo suona “piccoletto”). Costui, dopo aver fatto parte della corrente di sinistra del Partito Socialista (quella di Lombardi, per coloro che lo possono ricordare), grazie a Berlusconi ha fatto una lunga carriera in Forza Italia e nel PdL, per poi andarsene come alleato sul carro del Pd. E adesso ci esterna i suoi giudizi, dicendoci che Salvini “gli fa schifo”. Come Cicchitto abbia potuto per tanto tempo appartenere lealmente all’alleanza di centrodestra, lo si lascia al giudizio di coloro che nei decenni hanno votato Forza Italia e PdL, alleati con la Lega.

I signori che hanno fondato il Ncd, dopo aver frantumato il centrodestra, ora vorrebbero farci pure la morale. Hanno abbandonato Berlusconi nel momento per lui più difficile; hanno contribuito a demotivare tanta parte dell’elettorato; hanno votato l’eliminazione del reato di immigrazione clandestina, e il loro capofila Alfano ha gestito l’operazione Mare Nostrum, i cui disastrosi effetti si stanno già evidenziando, nonostante quello che ci vogliono raccontare i troppi soloni che, anche dalle pagine del Corriere, si sforzano di minimizzare i pericoli dell’immigrazione incontrollata, in atto nel nostro Paese.

Quanto alla Lega, non ci piaceva molti anni fa, quando parlava di separatismo e strapazzava la bandiera italiana. Ma condividiamo oggi la sua lotta contro l’eccessiva pressione fiscale e gli sprechi nella spesa pubblica, e contro l’invasione dei clandestini. Per questo ci appare più coerente dell’odierna Forza Italia, quasi irriconoscibile dopo le estemporanee esternazioni sui matrimoni gay e sull’introduzione dello ius soli.

Guardando alla situazione politica, occorre purtroppo constatare che il centrodestra è allo sbando. Ma anche il Pd non ride. Hanno perso pure loro milioni di voti, e la grandissima astensione dalle urne è un pessimo segnale per tutti.

Buone notizie ce ne sono ben poche. Una di queste è che il movimento di Grillo si è sgonfiato, e ci auguriamo che non riprenda fiato con la sua demagogica proposta di concedere il “reddito di cittadinanza”, la cui approvazione caricherebbe sul bilancio statale e quindi su tutti i cittadini degli oneri insostenibili, e accrescerebbe lo statalismo, mentre dovremmo andare in senso contrario, favorendo il liberalismo economico, unica ricetta per la creazione della ricchezza. Altro che pensare, come Maria Antonietta, di poter distribuire brioche quando manca il pane. In Italia non esiste la possibilità di distribuire redditi gratuiti, ma c’è bisogno di maggiori redditi da lavoro ed aziendali, ed occorre creare le condizioni per la rinascita delle piccole e medie imprese, che sono la struttura portante della nostra economia.

Dopo tre “governi del presidente” (Monti, Letta, Renzi) gli indici economici sono peggiorati; praticamente poco o nulla è stato fatto per ridurre la burocrazia e per la riforma della giustizia; le tasse sono aumentate. La riforma delle provincie sembra risolversi in giroconti contabili, senza reali riduzioni di spesa. E la riforma costituzionale è in ritardo rispetto a quanto era stato promesso.

Guardando a Renzi, è vero che si sta muovendo meglio di Letta e di Monti, e il suo decisionismo è certamente preferibile alle eterne e inconcludenti “concertazioni” a cui ci aveva abituato la politica italiana e che ci hanno portato fin qui. Per questo, Renzi ci fa coltivare ancora qualche speranza, sempre che sappia superare gli ostacoli e resistere alle pressioni che gli arrivano dall’ala sinistra e dai sindacati. Ma i risultati finora non sono incoraggianti.

Spiace soprattutto constatare come l’attuale incerta politica di Berlusconi abbia fatto diminuire la fiducia in Forza Italia. L’ondivagare tra l’accordo del Nazareno e l’opposizione politica, non è capito né approvato dagli elettori. L’accordo sulla riforma costituzionale un giorno c’è, e nell’altro viene messo in dubbio. Dell’Italicum sono state annunciate diverse versioni, un giorno accogliendo la posizione di Fi che vuole una soglia di accesso più alta, e un giorno quella del Ncd, che la vuole più bassa. E la nuova legge elettorale ancora non c’è.

Gli elettori, attanagliati da una crisi che non demorde e che colpisce tutti, alle elezioni in Calabria e in Emilia hanno dimostrato il loro rigetto restandosene a casa. Dal momento che lo sconcerto e la demoralizzazione assalgono pure noi, non abbiamo la certezza di sapere quale sia la migliore via da intraprendere. Ma di una cosa siamo certi. Non sarà riaccogliendo in un’alleanza di centrodestra i Quagliariello e i Cicchitto (usiamo il plurale perchè ci riferiamo al loro gruppetto), che Berlusconi, o chi per lui, potrà creare una coalizione compatta ed esente dagli stessi problemi interni di cui ha sofferto in passato. E di un’altra cosa siamo convinti: che la Lega e le sue proposte politiche dovranno trovare accoglienza in un futuro governo del centrodestra.

Se Berlusconi preferirà invece insistere nel recuperare i transfughi, e nel cercare di blandire chi in realtà ha idee troppo diverse, non solo non si convinceranno nuovi elettori, ma, come veniamo avvisando da tempo, continueranno ad allontanarsi anche molti di coloro che lo avevano sempre e sinceramente sostenuto.