L’Italia dei camici bianchi – di Franco Esposito

medical doctor with stethoscope on white background

L’Italia dei medici. Emme minuscola: qui non si parla della Signoria e della dinastia che governò Firenze, ma dell’Italia dei camici bianchi e in camice bianco. Come se i nostri giovani coltivassero quasi tutti l’ambizione di diventare medici. Nel 2001 l’Italia era sopra la media Ocse, 4,2 medici ogni 1.000 abitanti. L’Italia dovrebbe recuperare l’allineamento con l’Europa nel 2025. Non è proprio come dire domani, ma tant’è. Il dato incredibile a denunciare una mania e un calcolo. Esercitare la professione di medico garantisce,  evidentemente, stabilità e sicurezza economica, al di là della passione e dell’inclinazione, requisiti comunque fondamentali per chi sceglie di diventare medico. Quando arriveranno alla laurea in medicina, i neo dottori avranno ottime possibilità di trovare presto un lavoro. L’Italia dei camici bianchi è un dato di fatto. E preoccupa l’assalto italiano ai test più attesi: 84.165 laureati hanno sostenuto lunedì i test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria. Un autentico record. Il dieci per cento in più dello scorso anno. Martedì è toccato agli architetti, ieri e oggi a Economia. L’esercito dei candidati ad indossare il camice non mancherà di fare un’infinità di prigionieri. Nel senso che i posti disponibili sono 10.157 in Medicina e 984 per Odontoiatria. Facile calcolo è presto fatto: solo un candidato su otto supererà il test. Che consiste nelle risposte a 60 domande, 5 di cultura generale, 25 di ragionamento logico, 14 di biologia, 8 di chimica e altrettante di fisica e matematica. “Puro nozionismo”, la protesta è un coro, gli aspiranti a diventare medico si augurano che in un futuro i test siano più logici, più esigenti, migliori di questi attuali. Pura utopia? Forse sì o forse qualcosa cambierà nell’immediato.

I test di ammissione a Medicina e Odontoiatria durano cento minuti. Punteggio minimo per superare il test è 20 punti, fino a un massimo di 100. Quest’anno va ad incidere sul risultato il bonus maturità, riconosciuto a neodiplomati più bravi che abbiano raggiunto almeno 80/100 all’esame di maturità. Ma solo se il voto sarà superiore a quello dell’80% dei propri compagni di classe. Il bonus dà diritto a appunto a un bonus da 1 a 10 punti. Il meccanismo è dedicato però a scomparire nel 2014, già dalle selezioni. Comunicazione e informativa arrivano direttamente dal ministero.

I dati dimostrano e confermano che la professione di medico torna ad essere appetibile dal punto di vista occupazionale. E pure decisamente affascinante, senza alcun linite di età. A Milano hanno tentato di superare le insidie del test anche undici over 50. Cinquantanove anni il più anziano; 98 ne avevano più di 30. La graduatoria sarà nazionale; niente più suddivisioni per aree geografiche. La sede del corso di laurea sarà assegnata in base al conteggio delle preferenze degli studenti selezionati. Il numero chiuso è generatore di forti proteste. Gli aderenti ad una certa corrente di pensiero lo ritengono superato. “Distrugge non soltanto il diritto allo studio, ma anche quello alla salute. Si potrebbe ovviare con il numero programmato. Il cambiamento permetterebbe di capire quanti medici serviranno realmente. Gli esperti anche della materia sindacale ritengono che “il ritorno alle iscrizioni a valanga sarebbe un grave, imperdonabile errore. Temiamo che anche stavolta alcuni ragazzi abbiano scelto Medicina senza avere bene in mente di cosa si tratta”.

Al netto di tutto, una vita di studio e di impegno ventiquattro ore su ventiquattro. Il numero chiuso presenta pure alcuni aspetti positivi. Innanzitutto uno: l’accresciuta possibilità di trovare lavoro; poi, il numero chiuso è lo strumento che ha contingentato i posti disponibili per i candidati a indossare il camice bianco con l’obiettivo di ridimensionare il numero di dottori. Il numero chiuso non c’è in tutte le facoltà. Per alcune esiste l’accesso programmato locale. Ogni ateneo decide se stabilire il numero chiuso o fare delle prove alternative. Medicina a parte, vi sono altre facoltà molto gettonate. Economia, Scienze, Farmacologia, Chimica e Biotecnologie.

L’università in Italia, di questo passo, rischia di trasformarsi in una babele. Se non lo è già da qualche anno. Medicina non teme in assoluto il confronto, non c’è corsa con le altre facoltà. Medicina detiene di prepotenza la leadership. Pensate alla carica degli oltre ottantamila che hanno dato l’assalto ai test di ammissione. Un esercito in marcia che mostra di non temere il fantasma inquietante della disoccupazione.