Italiani nel mondo, eletti all’estero sotto attacco – di Gabriele Polizzi

Eletti all’estero sotto attacco? Così sembra. Non solo perché, a leggere la proposta di riforma dei "saggi", la Circoscrizione Estero andrebbe abolita per sempre; ma anche perché gli italiani all’estero sono stanchi di avere in Parlamento propri rappresentanti che, “fuffa” a parte, non combinano nulla. Le lettere che riceviamo in redazione da parte degli italiani nel mondo che ci seguono sono sempre più arrabbiate. E anche gli osservatori politici del mondo dell’emigrazione sembrano essere tutti d’accordo: c’è da fare molto di più, finora nonostante gli sforzi di qualcuno non si è ottenuto nulla. Ci vuole un colpo di reni, una scossa.

Del resto, lo dicono persino loro, gli eletti. Ricardo Merlo, deputato italo-argentino, presidente del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) nell’ultima video intervista rilasciata a ItaliaChiamaItalia, ha proposto un gruppo di italiani nel mondo in Parlamento per poter contare di più a Roma, perché fino adesso – ha spiegato – “non siamo riusciti ad approvare nessuna proposta di legge di nessun eletto all’estero". Virgolettato. Tradotto, è un po’ come se Merlo ammettesse: fino a questo momento, abbiamo fallito.

Merlo dà ragione al nostro direttore, Ricky Filosa, che nel suo ultimo editoriale ha sottolineato come in Italia tutti se ne freghino, in realtà, dei connazionali lontani dallo Stivale. Ancora il presidente MAIE: noi italiani all’estero in Italia “siamo fuori agenda”.

Marco Fedi, deputato del Partito Democratico eletto oltre confine e residente in Australia, durante un incontro targato Pd a Genova, ha detto: “l’Italia ha abbandonato gli italiani nel mondo”. Titolo del dibattito era “Italiani all’estero, la svolta mancata?”: ebbene, Fedi durante il suo intervento ha voluto eliminare quel punto interrogativo. “La svolta non c’è stata”, stop.

Gian Luigi Ferretti, Coordinatore del MAIE in Europa, in una recente intervista radiofonica, ha invitato gli eletti – tutti – a fare di più: “basta prese per il culo, vogliamo fatti e non parole”.

L’altro giorno ha detto la sua anche Eugenio Sangregorio, presidente dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani. Parlando della cosiddetta “pesificazione”, questione che riguarda in particolare i pensionati italiani residenti in Argentina e Brasile, ha affermato: “cos’hanno fatto deputati e senatori eletti in Sud America per risolvere la questione? E gli altri eletti all’estero? Nessuno ha mosso un dito”. Non è finita: “Deputati e senatori, eletti all’estero e non, si sveglino! Il Parlamento italiano, si svegli! Non basta dire ‘non possiamo fare niente’, oppure ‘il governo non ci ascolta’… No, i nostri eletti trovino il modo di farsi sentire davvero! Non è così, cercando scuse, arrampicandosi sugli specchi, che si possono rappresentare le nostre comunità oltre confine!”.

Forse il più prudente di tutti è stato Aldo Di Biagio, senatore di Scelta Civica eletto in Europa, che nell’ultima intervista rilasciata a Italiachiamaitalia.it ha detto: “Non enfatizzo mai il mio lavoro, forse perché non lo sopravvaluto. Certamente mi impegno quotidianamente affinché si possano portare a casa risultati importanti per il settore, ma non amo parlare prima di vedere i risultati”. Detto questo, “mi preme sottolineare che parlo solo a fatti conclusi, non voglio fare demagogia, mi sto spendendo con ogni forza e con umiltà, non mi piangerò addosso inviando comunicati per dire che in questo Parlamento non è mai possibile cambiare nulla, come fanno altri”. Sì, forse è davvero meglio parlare solo a risultati ottenuti, altrimenti c’è il rischio che – propaganda a parte – resti poco o nulla.

E gli osservatori, gli opinionisti, come la pensano? Come ItaliaChiamaItalia, ci siamo espressi in maniera chiara nell’ultimo editoriale di Ricky Filosa: “non solo la politica italiana tutta deve imparare ad occuparsi in modo più serio e costante di italiani nel mondo, ma in particolare i 18 eletti all’estero devono fare molto, molto di più per le comunità italiane oltre confine. Certo, non tutti i parlamentari ‘italo-stranieri’ sono uguali: è giusto dire che fra di loro c’è chi si impegna di più, così come c’è chi fa fatica persino a farsi notare in Parlamento e ricordare dagli elettori (e dagli osservatori politici), tanto è assente dal dibattito parlamentare e mediatico. Ma alla fine sono i risultati quelli che contano e i risultati sono zero, lo ammettono – sottolinea il nostro direttore – persino alcuni di loro: ordini del giorno, comunicati, dichiarazioni, ma obiettivi raggiunti nada de nada”.

E’ la stessa conclusione dell’ultimo intervento pubblicato su ItaliaChiamaItalia di Marco Basti, direttore di Tribuna Italiana, che prima evidenzia il buon lavoro a livello politico e di organizzazione del partito di Ricardo Merlo, MAIE, ma poi osserva: “al di là degli annunci, dei congressi, dei comunicati, è poco quel che è cambiato per gli italiani all’estero e più specificamente per gli italiani in Argentina. L’impressione è che non mancano parole e gesti, ma non si vedono risultati concreti per la gente. Che in definitiva è l’obiettivo di mandare nostri rappresentanti a Roma”. Appunto.

In definitiva, la delusione è tanta, la pazienza comincia a scarseggiare. Gli italiani nel mondo iniziano ad essere stufi e anche gli osservatori scattano la stessa fotografia del momento che viviamo. Persino fra gli eletti all’estero c’è chi ammette la propria sconfitta. Non ci resta che rinnovare il nostro invito a fare di più, perché possiamo tutti ritornare a sperare. Per cambiare questo stato di cose, crediamo che la proposta lanciata dal MAIE, quella di formare un unico gruppo parlamentare per gli italiani all’estero, sia da prendere in forte considerazione. Lo faranno gli esponenti dei partiti tradizionali? Noi lo abbiamo chiesto proprio a loro: pubblicheremo le risposte nelle prossime ore, su ItaliaChiamaItalia. Continuate a seguirci.