Non una retrospettiva ma una presentazione delle collezioni francesi: ‘Giotto e compagni’ e’ in scena al Museo del Louvre di Parigi fino al 15 luglio per una piccola ma interessante mostra che rende omaggio all’opera del maestro fiorentino che ha rivoluzionato con il suo stile la storia dell’arte antica.
Disposte nella sala della cappella del museo – con l’ambizione di ricreare l’atmosfera di una chiesa -, ci sono una trentina di opere significative, tra dipinti, disegni, sculture e miniature, provenienti dalle collezioni francesi, di cui la meta’ attribuite a Giotto di Bondone (1267 circa – 1337) e alla sua bottega, e le restanti a pittori dell’epoca che hanno subito la sua influenza.
‘Giotto lavorava in bottega, assieme ai suoi assistenti o a altri pittori – spiega la curatrice Dominique Thiebaut, conservatrice generale del patrimonio al dipartimento di pittura del Louvre -. All’epoca il criterio di creazione autografa non era cosi’ importante come lo e’ nella pittura moderna’. La fama di Giotto divenne cosi’ grande e le commesse cosi’ numerose che, dal 1290, le opere dei suoi ‘compagni’ – gli assistenti, alcuni dei quali lo seguirono nelle sue peregrinazioni, altri furono invece reclutati a livello locale – contribuirono, dopo la sua partenza, alla nascita di centri d’arte autonoma.
Per la curatrice questo spiega anche i grandi problemi di attribuzione. Com’e’ il caso per le tre tavole del Louvre, le opere piu’ significative della mostra, rappresentative delle diverse fasi della produzione di Giotto: il grande San Francesco d’Assisi che riceve le stigmate, proveniente dalla chiesa di San Francesco a Pisa, opera firmata degli anni giovanili ma tuttora contestata da alcuni critici; la monumentale croce dipinta, spesso trascurata dagli studiosi dell’artista a causa del suo cattivo stato di conservazione, e che riappare oggi nel suo splendore dopo un importante restauro operato dalle italiane Rosaria Motta e Claudia Sindaco. E la Crocifissione, acquisita dal museo nel 1999, che permette di ipotizzare l’attivita’ del pittore e dei suoi allievi a Napoli intorno al 1330 e la sua influenza stilistica e iconografica al di la’ delle Alpi, favorita dagli stretti rapporti tra gli Angioini di Napoli e i loro cugini francesi.
‘La mostra s’inserisce nella tradizione francese delle ‘esposizioni dossier’ nelle quali si cercano di mettere in valore le collezioni del museo – osserva la curatrice -. In questo caso, ci sono le tre opere piu’ importanti di Giotto al Louvre e altre prestigiose opere provenienti da collezioni francesi e non’. E aggiunge: ‘Rivendico per questa mostra l’etichetta di ‘dossier’: ci sono molti punti che restano da chiarificare, diatribe in corso tra gli esperti d’arte, problemi di attribuzione e di provenienza delle opere. Non c’e’ un obiettivo, non sono arrivata a alcun risultato. Quest’esposizione e’ un laboratorio, un luogo di lavoro: propone agli specialisti e al pubblico di giudicare’.
‘Mi sembrava importante – prosegue la Thiebaut – mostrare tutte queste opere straordinarie di Giotto e dei suoi compagni, che sono presenti nelle collezioni francesi e ricordare come la Francia e’ venuta a conoscenza rapidamente, gia’ nel XIV secolo, e prima di qualsiasi altro paese d’Europa, dell’arte di Giotto grazie alla sede della corte pontificia di Avignone e alla residenza di Aix del conte Robert Anjou, re di Napoli’. Il percorso espositivo e’ cronologico ma non ripercorre tutta la carriera di Giotto: la mostra si concentra sugli anni giovanili e della maturita’ artistica, passando per il suo soggiorno alla corte di Napoli e si conclude con l’irradiazione della sua arte in Francia.
































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