Italiani all’estero, Menia (Fdi): “Comites e CGIE organismi autoreferenziali”

Secondo il responsabile del Dipartimento Italiani nel mondo di Fdi, gli organismi di rappresentanza di base degli italiani all’estero “sono diventati organismi autoreferenziali, una cosa artefatta”, e definisce il CGIE “un pachiderma”

Roberto Menia

Secondo Roberto Menia, responsabile Dipartimento italiani nel mondo di Fratelli d’Italia, Comites e CGIE “sono diventati organismi autoreferenziali, una cosa artefatta”.

Secondo Menia le recenti elezioni dei Comites, (Comitati per gli italiani all’estero), cui ha partecipato meno del 3% degli aventi diritto, hanno dimostrato come sia “totalmente da ripensare il sistema della rappresentanza degli italiani nel mondo”. Lo stesso CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’estero) con “la sua struttura pachidermica e lottizzata, ha dimostrato di non essere adeguato a reggere le sfide del presente”.

Il responsabile degli italiani all’estero di Fdi ha condiviso le sue riflessioni nel corso dell’Assemblea dei giorni scorsi che ha visto una partecipazione alta e sentita, un dibattito partecipato che si riassume nel documento finale.

Sul voto all’estero: “E’ necessario rivedere modalità di voto e collegi elettorali. Il mondo è vasto e – spiega Menia – con i nuovi numeri, le circoscrizioni estere rischiano di essere rappresentate in modo difforme e squilibrato”.

“Il vero problema del voto per corrispondenza non è tanto e solo quello della spesa, ma piuttosto quello dei brogli” si sottolinea da Fdi. Da qui la proposta “dell’utilizzo di password personali e sistemi di sicurezza garantiti dallo Stato” e il passaggio al voto in forma elettronica, “garanzia di segretezza ed effettività”.