Italiani all’estero, il Pd di Renzi visto dagli eletti dem – di Barbara Laurenzi

Roma – Nessuna deriva autoritaria. Certo, sarebbe stato meglio se Renzi fosse andato al governo in un altro modo. E ancora, sarebbe preferibile che si nominassero i nuovi componenti della segreteria. Gli eletti all’estero del Pd, a colloquio con Italiachiamaitalia.it, rispondono a chi parla di autoritarismo e mancanza di democrazia all’interno del partito e, in alcuni casi, non rinunciano a sottolineare ciò che andrebbe migliorato.

"E’ desolante constatare che, rispetto a una tematica così importante e una sfida storica come quella dell’abolizione del bicameralismo perfetto, si prenda la questione della circoscrizione estero e se ne faccia carne da macello". A dirlo è la deputata Pd Laura Garavini. La parlamentare, residente in Germania ed eletta in Europa, non esita a definire "molto amareggiante" il dibattito in corso al Senato "dove esiste anche una responsabilità degli stessi eletti all’estero che nei giorni scorsi, prendendo a pretesto la questione della circoscrizione estero, oltre a dare adito a sbagliate interpretazioni del tema, hanno offerto uno spettacolo desolante. Mi dispiace che molti siano del mio stesso partito".

"Di fronte a un dibattito così centrale e rilevante come la fine del bicameralismo perfetto, una fine sulla quale si discute da decenni, c’è chi decide di giocare tutta la partita basandosi su un ostruzionismo che rischia spesso di sfociare in atteggiamenti gratuiti". "Rispetto alla riforma all’ordine del giorno – prosegue poi Garavini a proposito delle polemiche sulla riforma voluta da Renzi -, dentro al nostro gruppo al Senato ci sono state più di quindici riunioni durante le quali si è dibattuto e si è cercato di pervenire a decisioni comuni".

"Perfino adesso, rispetto a una serie molto elevata di emendamenti, si procede al Senato cercando di evitare il ricorso a eventuali restrizioni di sorta o a metodi concessi dai regolamenti, anche se iniziano a sembrare necessari. Per tutti questi motivi non ritengo si possa parlare di autoritarismo né rispetto alla riforma, né rispetto al partito stesso. Nel Pd c’è sempre molta opportunità di dibattito, tanto è vero che è stata la base a legittimare i vari passaggi legati alle riforme costituzionali".

"Anche se non è stata ufficializzata, nei fatti la delega del Mae per gli italiani all’estero è stata affidata a Mario Giro – conclude Garavini rispondendo ai dubbi su un reale interesse, anche post-elettorale, del governo verso la circoscrizione -. La questione importante è il rispetto dell’impegno mantenuto dal governo di dare concretezza alla legge e di prevedere rinnovo degli organi di rappresentanza entro quest’anno. Si tratta di un segnale di attenzione molto importante, soprattutto dopo gli anni passati nei quali abbiamo assistito a un totale disinteresse e a un atteggiamento di negatività. Ritengo questa decisione molto rilevante, il governo si sta prodigando per mettere in atto tutti i passaggi tecnici utili a consentire le elezioni".

"Non vedo alcuna deriva autoritaria – dichiara il parlamentare Pd Fabio Porta in risposta a chi parla di “un partito con un uomo solo al comando". Il deputato eletto in America Latina, però, ci tiene a sottolineare: "E’ indubbio che l’accumulo di cariche di Renzi, così come avevamo indicato già durante le primarie, comporti un problema per la gestione del partito".

"Anche se Guerini sta facendo buon lavoro, vorremmo che si completasse la composizione della segreteria che, dopo l’arrivo al governo di alcuni suoi membri, è rimasta in qualche modo incompleta".

"Siamo preoccupati, ad esempio, per la mancata nomina di un nuovo responsabile per la politica estera. Tutto questo, però, non è la conseguenza di una deriva autoritaria ma solo di un nuovo assetto interno che ha dovuto fare i conti con i tempi della democrazia i quali, a volte, sono più lunghi rispetto a quanto noi vorremmo. Non mi sento a disagio in questo partito e – conclude Porta -, anche se non ho sostenuto Renzi alle primarie, siamo tutti convinti e consapevoli che il premier e tutta la squadra dei dirigenti del partito hanno bisogno del nostro sostegno. Ne ha bisogno il Pd e il Paese intero".

"Non sono d’accordo con chi parla di mancanza di democrazia dentro il Pd – dichiara Francesca La Marca, deputata dem eletta in Nord America -. All’interno del partito si lavora bene, ci sono tante anime differenti che si confrontano tra di loro senza, però, cacciare via nessuno, come accade invece in altre formazioni politiche". "Per quanto riguarda la riforma del Senato – prosegue La Marca -, capisco le questioni poste da alcuni colleghi e certamente tutto è perfettibile, ma le incertezze di alcuni non possono essere causa di ulteriori rinvii che peserebbero su tutti. Credo che questo governo si stia impegnando e stia dimostrando una grande volontà nel realizzare progetti utili a tutto il paese. In Canada, ora, si parla addirittura di abolire il Senato".

"Un fatto è certo, la politica italiana non era abituata ai ritmi imposti da Renzi". Parola di Gianni Farina, deputato democratico eletto in Europa. "E’ un ritmo di lavoro accelerato, che tiene conto delle esigenze del Paese. Si può essere critici su tante cose, ma quando si fa polemica sulle decisioni adottate oggi non bisogna dimenticare che, per venti anni, non si è fatto nulla". "Naturalmente non mi tiro fuori dal discorso, mi ci metto anche io. Abbiamo parlato di tutto, Senato, Regioni e Province, ma poi non abbiamo cambiato mai nulla. La verità è che la politica non era abituata a pensare in maniera così diretta ai problemi del popolo italiano".

"Anche io, a volte, ammetto di trovarmi in difficoltà con i tempi imposti dalla nuova gestione renziana, che prevedono riunioni convocate improvvisamente alle nove di sera e altre riunioni il giorno dopo. C’è poco tempo per riflettere, ora è tempo di decidere. Noi eravamo così abituati ad avere il tempo di riflettere che alla fine non abbiamo più fatto niente di concreto".

"Non penso che tutte le proposte siano accettabili ma, sul Senato, sono sufficientemente d’accordo – prosegue Farina -. Sono a favore del monocameralismo, una tema già affrontato nella costituente, all’epoca c’era già chi diceva che basta una camera, due camere con gli stessi identici ruoli non servono. Trovo inutili, invece, le polemiche su elezione diretta o indiretta. Le maggiori democrazie come Olanda, Danimarca o Austria hanno un Senato eletto indirettamente. Il vero problema é stabilire quali saranno i poteri del nuovo Senato, non deve dare la fiducia al governo e deve trattare solo questioni di carattere federale".

"Spero che Renzi utilizzi al massimo il semestre italiano di presidenza Ue – auspica il parlamentare – per recuperare il ruolo dell’Italia, giunta ormai a una posizione drammatica. Su ogni crisi, il nostro paese o non ha niente da dire oppure segue pedissequamente le decisioni americane. Ora, però, ci troviamo di fronte due questioni, i morti di Gaza sono troppi e gravi e anche lì noi seguiamo sempre Obama. Ho critiche durissime anche verso Russia e Ucraina, due stati con la stessa cultura, lingua e religione che non hanno saputo trovare una soluzione federale. Spero che Renzi sappia ridare smalto alla politica italiana e a una politica estera europea degna di questo nome, di un grande continente al quale tutti vogliono unirsi".

"Non ritengo si possa parlare di una gestione autoritaria del partito. Siamo un partito che, al proprio interno, ha per fortuna alcune correnti utili alla propria vita interna". Così Marco Fedi, deputato Pd eletto in Australia, a proposito delle diverse anime del Pd. "Le correnti sono utili e sane, quando non sono legate a una persona singola ma ad aree di pensiero".

"Le responsabilità non sono solo di Renzi ma spettano anche ad altri fattori, nel partito ci sono alcuni ritardi importanti, che pesano, come ad esempio i ritardi sul tesseramento. In questo scenario generale, il Pd è il grande partito di sempre ma in più, rispetto al passato, possiede una guida forte".

"Comprendo che alcuni abbiano un’idea diversa del paese o delle riforme costituzionali ed è legittimo che questo qualcuno continui a proporre questa visione. Bisogna capire, però, quando ci si trova di fronte a una visione collettiva diversa dalla propria e si è parte della minoranza. Ormai abbiamo capito che c’è un’alleanza tra partiti diversi e dobbiamo tenerne conto, soprattutto perché abbiamo sempre detto che le riforme devono essere fatte insieme e, per questo motivo, è giusto rispettare l’alleanza con altri partiti".

"Mentre è comprensibile che si scelga un percorso diverso per questioni legate a scelte etiche e civiche – prosegue Fedi – che coinvolgano la sfera della coscienza personale, non ritengo altrettanto comprensibile un allontanamento legato a questioni di carattere politico come, appunto, il voto sulla riforma costituzionale. A mio avviso, lo stesso voto segreto nasconde una strategia legata al voler creare incertezza e buio. Penso che sarebbe stato meglio se la transizione di Renzi da segretario di partito a presidente del Consiglio fosse stata diversa ma – conclude Fedi – in politica non sempre si possono scegliere le tempistiche".