Visto che da tempo sostengo la necessità, per gli italiani residenti all’estero, di votare per una forza politica che rappresenti i loro interessi senza se e senza ma, a prescindere dalle vecchie logiche di partito; e visto che mi piace l’idea di un movimento autonomo e indipendente dalla partitocrazia romana che possa lavorare alacremente e concentrarsi sui temi che più da vicino interessano gli italiani nel mondo, mi sento in dovere di replicare ancora una volta alle opinioni legittimamente espresse dal nostro Mario Galardi, apprezzato collaboratore, da ormai diversi anni, di ItaliaChiamaItalia.
Galardi torna sull’argomento che riguarda quei partiti che fanno riferimento agli italiani nel mondo. Secondo lui, come ha espresso nel suo intervento, sarebbero pressochè inutili. Il loro progetto sarebbe quasi un’utopia. Ebbene, io la penso esattamente nel modo contrario. Inutile secondo il sottoscritto è che gli italiani all’estero votino per partiti italiani che alla fine dei conti degli italiani nel mondo se ne sono sempre fregati. E’ un fatto: dopo aver dato i nostri voti sulla fiducia, noi residenti all’estero siamo stati dimenticati da destra e sinistra (anche se a dire il vero, lo abbiamo sempre precisato, a sinistra il tema dell’emigrazione è più sentito). Gli eletti all’estero? Dopo la conquista della poltrona, nemmeno un grazie.
“Riesce difficile credere che un piccolo gruppo di eletti possa avere un peso maggiore di quello che avrebbero se facessero parte di partiti nazionali”, scrive Galardi. Paradossale: sono infatti convinto del contrario. Riesce difficile credere che eletti all’estero all’interno di grandi partiti nazionali – come PdL o Pd – possano lavorare nell’interesse degli italiani nel mondo in maniera autonoma e indipendente, e non debbano invece rispondere agli interessi del partito che li ha candidati. Di fatto, durante la legislatura che sta per concludersi, abbiamo visto, con grande dispiacere, esponenti di PdL e Pd votare più volte, in Parlamento, contro gli italiani nel mondo. Perché? Ordini di scuderia. Ebbene, un partito fondato fra, da e per gli italiani nel mondo, non voterebbe mai provvedimenti che possano in qualche modo danneggiare le comunità italiane residenti oltre confine. Certo, questo partito deve essere composto auspicabilmente da più parlamentari e deve avere in Parlamento forti alleanze che gli consentano di fare muro contro chiunque cerchi di ignorare, peggio, di disconoscere i diritti dei connazionali nel mondo.
“Se nelle nostre circoscrizioni gli eletti saranno di ‘partiti esteri’, potrebbero finire con l’essere visti con sospetto e ritenuti avulsi dalla politica nazionale”. Caro Mario, apri gli occhi: gli eletti all’estero di PdL e Pd vengono già visti in Parlamento “con sospetto”, e non in pochi casi vengono ritenuti “avulsi” dalla politica nazionale. Solo perché eletti oltre confine, solo perché rappresentanti di italiani lontani e ai quali dell’Italia, secondo la vulgata più diffusa, non frega più nulla. Se poi ci metti che negli anni gli eletti all’estero, o alcuni di loro, non hanno dato prova di capacità operativa e legislativa e anzi hanno fatto qualche volta figure meschine, capisci che ciò che scrivi ha poca aderenza con la realtà. Al contrario, un partito forte, che rappresenti gli italiani nel mondo a prescindere, verrebbe guardato con rispetto, verrebbe considerato qualcosa che non sta né a destra né a sinistra, ma a fianco degli italiani all’estero sempre e comunque. Verrebbe visto, inoltre, come un ostacolo da chi un giorno sì e l’altro pure pensa di affossare, per esempio, la possibilità che la legge Tremaglia dà agli italiani nel mondo, ovvero non solo quella di votare dal proprio Paese di residenza, ma anche quella di candidarsi al Parlamento in rappresentanza delle proprie comunità.
I temi nazionali? La riforma costituzionale, la politica fiscale, l’immigrazione, la giustizia, la politica verso l’Europa, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica? Parlamentari di un eventuale “partito degli italiani nel mondo” non saranno di ostacolo alla costruzione di un’Italia nuova. Faranno il proprio dovere. Perché saranno anche deputati e senatori nazionali, mica di serie B. Ma come eletti all’estero, si concentreranno finalmente su temi che davvero interessano gli italiani nel mondo. E poi, diciamola tutta: se, come dicono i malpensanti, un italiano residente in Australia o in Brasile da 20 anni, e che in Italia non torna mai e non ha alcun interesse, non ha motivo di poter scegliere chi governa il nostro Paese, diamoglielo allora questo motivo: quello stesso italiano sarà più coinvolto e deciderà di votare se ci sarà una forza che rappresenti i suoi interessi di italiano nel mondo: e allora sì che avrebbe un senso questo benedetto/maledetto voto all’estero! E’ ciò di cui parlava sempre il grande e indimenticabile Mirko Tremaglia: un movimento che rispecchi le volontà degli italiani nel mondo, e non un gruppo di persone pronte a dividersi per ogni virgola, pronti a litigare su ogni questione solo per tornaconti politici, col risultato di non ottenere mai nulla di concreto per noi che viviamo fuori dai confini nazionali.
In conclusione: no, grazie, abbiamo già dato. Abbiamo già dato fiducia, per due legislature, ai grandi “partiti nazionali”. Dal 2006 al 2008 ha governato la sinistra: per gli italiani nel mondo risultati zero, il governo Prodi è caduto dopo il tempo di uno starnuto e anche durante quella legislatura i 18 “parlamentari stranieri” sono stati divisi più che mai. Dal 2008, col governo di destra, la musica non è cambiata: anzi, probabilmente è peggiorata. No, un italiano residente all’estero che si rispetti e che abbia uso di ragione non può più tornare a votare per personaggi che magari sì, hanno carisma, parlano bene, sono simpatici e sembrano avere persino le idee chiare su come operare, ma che al momento di governare si sono dimenticati come per magia tutte le promesse fatte. Perché le promesse sono il sale delle campagne elettorali, ma perche’ vengano mantenute serve che il rapporto eletto-elettore sia trasparente e continuativo sul territorio. E non sempre è stato così, anzi. I grandi partiti nazionali possono lavarsene le mani puntando su altre fonti di consenso; un partito che nasce con uno scopo chiaro e prioritario e con una precisa base elettorale ben determinata a farsi rispettare, non può deludere, se vuole sopravvivere e crescere. Per i “partiti esteri”, come li chiami tu, caro Mario, noi italiani nel mondo siamo la priorità. Tutto qui. A me sembra così semplice.
Twitter @rickyfilosa
































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