In precedenti articoli ho indicato perchè a mio parere è un errore appoggiare partiti che si rivolgono esclusivamente agli italiani all’estero, ma mi sia consentito tornare sull’argomento.
I partiti nati all’estero e presenti unicamente nelle nostre circoscrizioni, chiedono i voti per difendere quelli che ritengono siano i nostri peculiari interessi (più che legittimi, beninteso), come l’esenzione fiscale per la casa in Italia, i consolati o l’assistenza, e sostengono che a causa della disattenzione dei partiti nazionali nei nostri confronti, e del giudizio negativo sull’operato degli eletti nelle nostre circoscrizioni, si potranno ottenere risultati solo portando in Parlamento dei rappresentanti di partiti che ottengono voti esclusivamente dagli italiani all’estero.
In questo, vedo dei gravi rischi. In primo luogo non si capisce perchè un gruppo di parlamentari, se eletti tra “partiti dell’emigrazione”, in Parlamento dovrebbe pesare di più degli eletti in partiti nazionali. Si afferma che i nostri eletti potrebbero essere l’ago della bilancia (in tanti ambiscono a questo ruolo) e che, sotto pena di non rielezione, dovrebbero mantenere quello per cui si sono impegnati. Per confutare questo, basta ricordare che in una passata legislatura abbiamo avuto l’esempio di un senatore eletto in un “partito estero” che era praticamente l’ago della bilancia, eppure di risultati se ne sono visti ben pochi o nessuno.
Riesce difficile credere che un piccolo gruppo di eletti possa avere un peso maggiore di quello che avrebbero se facessero parte di partiti nazionali. E’ più logico pensare il contrario. Quanto al deterrente dell’eventuale mancata rielezione, bella consolazione e campa cavallo! E comunque questo deterrente vale già per tutti.
Ma c’è un rischio peggiore. Se nelle nostre circoscrizioni gli eletti saranno di “partiti esteri” (li chiamo così solo per la comprensione, non è un giudizio di valore), potrebbero finire con l’essere visti con sospetto e ritenuti avulsi dalla politica nazionale. Potrebbero pertanto crescere le voci (fate attenzione che già ci sono) di coloro che sostengono che dovremmo votare solo per residenti nel territorio nazionale, che pagano le tasse in Italia e che sono allo stesso tempo soggetto ed oggetto di tutte le decisioni che in Italia si prendono. Insomma, in una futura riforma elettorale potrebbe essere messa a rischio la stessa esistenza delle circoscrizioni estero, e questo con maggiore probabilità se i principali partiti dovessero sapere che non perderebbero propri parlamentari.
Ma a parte queste considerazioni, c’è qualcosa di più fondamentale. Se vogliamo continuare ad essere italiani, ci devono star a cuore le vicende del nostro Paese, e dobbiamo interessarci e far sentire la nostra voce in tutte le principali questioni che animano la politica nazionale, per le quali è utopico pensare che vi possa essere unanimità di vedute. Con il nostro voto, daremo delega agli eletti di prendere posizione su questioni vitali come la riforma costituzionale, la politica fiscale, l’immigrazione, la giustizia, la politica verso l’Europa, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Noi residenti all’estero dobbiamo alzare lo sguardo (altro che consolati e CGIE!). È su questi temi che alle prossime elezioni si deciderà il futuro dell’Italia.
La replica al nostro Mario Galardi Italiani all’estero, ma gli italiani nel mondo non hanno altra possibilità se non i ‘partiti esteri’ – di Ricky Filosa
































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