Italiani all’estero, una politica sporca che non mi appartiene – di Emanuele Esposito

Quando si parla di politica, si pensa subito a qualcosa di poco chiaro: in effetti i politici italiani non hanno mai fatto nulla per renderla diversa, basti vedere come i talkshow televisivi ignorino i temi che interessano i cittadini e si occupino di filosofiche dissertazioni sugli equilibri interni ai partiti o sulle elucubrazioni mentali di un ex comico troppo inseguito dai media. Ci si rende conto che il livello di concretezza della politica italiana non solo é molto basso, ma è inesistente; e che ogni legislatura che si presenti come innovativa e risolutiva in realta’ e’ una continua presa per i fondelli.

Qualche giorno fa il direttore Ricky Filosa in un suo editoriale scriveva dei parlamentari eletti nella circoscrizione estera, denunciando per l’ennesima volta la mancanza di impegno di questi signori ben pagati per far nulla. Aggiungiamo pure che questa legislatura ha avuto un inizio con due mesi di ritardo, regalando di fatto due mensilità e ghiotte occasioni di vacanze romane a spese del contribuente italiano.

Ho fatto un giro sulle pagine del Senato e della Camera, ma a parte qualche disegno di legge e un timido tentativo di far riavere la cittadinanza a chi l’ha persa, niente di nuovo sotto il cielo: e non insistiamo sulla stranezza di proposte uguali tra loro ma fatte a titolo personale, mentre potevano essere presentate in formula comune. Voglia di visibilità? O passaggi di compiti dall’uno all’altro come a scuola?

C’e’ anche qualche deputato che chiede le dimissioni di un senatore perché accusato di truffa ai danni dello Stato, strano ma vero questo signore non ha mai chiesto le dimissioni del suo capo di partito! Ma questa é un’altra storia.

La verità e’ che la politica italiana non solo fa schifo, ma é talmente sporca che io mi vergogno spesso di essere un italiano, anche se non smettero’ mai di credere nella possibilita’ di un cambiamento di passo e di comportamento. Percio’ chiedo ancora una volta agli eletti di essere più presenti in parlamento e di tentare di fare le cose seriamente invece di andarsene in giro a spese nostre a farsi fotografare in bella vista.

In quanto a me, ho tentato invano di dare un contributo alla comunità italiana all’estero e alla politica italiana, ma quando mi sono reso conto che sotto sotto ce n’è di marcio e di buffoni, ho capito che in questa atmosfera pirandelliana io non potrei sopravvivere. Sono fuori e ci resto con tanto piacere, perché potrò dire un giorno a mio figlio che non mi sono mai immischiato con una certa fetta di gente.

Grazie a chi in questi anni mi ha sostenuto e mi ha dato il coraggio di andare avanti, e ringrazio in particolar modo Antonella Rebuzzi per i suoi preziosi consigli. Questo mondo non mi appartiene e mai mi apparterrà, se non sarà ben chiara la volontà di ricostruzione fin dalle fondamenta delle nostre istituzioni malate.