Italiani all’estero stanchi di essere ignorati dall’Italia – di Nello Passaro

Ma cosa vogliono veramente gli italiani all’estero dall’Italia? E’ proprio il caso di chiederselo. Guardando ai dati relativi alla partecipazione degli italiani all’estero alle elezioni per il rinnovo dei Comites, sembra che gli italiani all’estero vogliano essere lasciati in pace. Lasciati in pace sia da coloro che sulla loro pelle vogliono fare politica o fare i propri interessi, sia da parte dell’Italia, nei confronti della quale si è nel corso degli ultimi anni si è venuta a creare una forma di disaffezione crescente e progressiva, causata anche dal fatto che l’Italia più volte ha dimostrato di non interessarsi davvero ai propri figli residenti oltre confine. Una forma di disaffezione acuta e grave, forse irreversibile, quella che spesso i nostri connazionali nel mondo provano nei confronti della propria Patria.

Gli italiani all’estero sono stanchi di rincorrere l’attenzione di una Nazione che ormai ha proiettato anche al di fuori dei suoi confini i propri tentacoli, le proprie abitudini a gestire anche le tematiche relative all’emigrazione in una maniera tutta italiana.  Ormai l’italiano all’estero ha perso la sua fiducia, ha motivo di ritenere che non conta più niente, che è lasciato al proprio destino dalla Nazione da cui proviene.

A che serve una rappresentanza effimera, priva di ogni significato, sostanzialmente schiava dei partiti e al servizio di se stessa?

Questa ipotizzata risposta da parte degli italiani all’estero può anche essere letta come una dimostrazione di maturità. Il contatto dell’italiano nel mondo con le strutture italiane oltre confine si è ormai ridotto ad un tipo di contatto di natura forzata, dettato dalla necessità di assolvere a certi bisogni di carattere burocratico. Non certamente un rapporto spontaneo dettato dal bisogno di coinvolgimento nel mondo dell’italianità offerto all’estero, mondo forse sotto alcuni aspetti molto sofisticato,  strumentale, litigioso, condizionato, autoreferenziale.

L’italiano all’estero appare stanco di credere nelle promesse, guarda alla praticità, alla possibilità di poter usufruire di opportunità concrete, edificanti, sicure, che abbiano un senso pratico e finalità ben precise. Verrà forse il giorno in cui i ruoli si capovolgeranno, il momento in cui l’Italia capirà veramente che è suo interesse non recidere questo cordone che progressivamente si sta spezzando. Speriamo che questa attesa non sia vana e che quel giorno arrivi presto.