Italiani all’estero, sottosegretario Giro in Argentina ignora la collettività – di Marco Basti

La settimana scorsa non é stata pubblicata l’edizione cartacea della nostra TRIBUNA ITALIANA, come avevamo annunciato, a causa della giornata non lavorativa di lunedì 25 novembre. Ad ogni modo sul nostro sito web abbiamo pubblicato un articolo ("C’erano una volta gli incontri con la collettività") nel quale abbiamo lamentato che durante la sua visita a Buenos Aires, il Sottosegretario agli Esteri Mario Giro, non avesse incontrato nessun rappresentante della nostra comunità per fare il punto sulla agenda di temi che ci riguardano.

Nell’articolo ricordavamo che il Sottosegretario Giro ha le deleghe per i rapporti con i paesi dell’America Latina, per la diffusione della lingua e la cultura italiane all’estero ed é presidente del Comitato Nazionale che si occupa di tali questioni. Inoltre si occupa della supervisione dei rapporti internazionali delle regioni ed é l’autorità che si occupa dei ricorsi amministrativi in materia di passaporti. Come si vede tutte questioni che, in un modo o nell’altro, hanno a che vedere con le comunità residenti nei paesi di questo continente.

Il sottosegretario Giro pero’ non è il primo esponente della Farnesina che passa da Buenos Aires e non incontra i rappresentanti della nostra comunità. In tanti ricordano ancora la visita dell’ex ministro degli Esteri Franco Frattini a Buenos Aires due anni fa, che non ebbe il tempo di vedere i rappresentanti della collettività perché molto impegnato… in una gita turistica nel Sud dell’Argentina!

Ma lasciamo da parte la storia e parliamo di cose concrete.

Concrete. Concreto è il numero di sedi – 33 – che, come ha ricordato l’amb. Belloni durante la plenaria del Cgie venerdì scorso -, devono chiudere entro il 2015. Lo chiede la legge, ha affermato la rappresentante della Farnesina. Non conta se i tagli servono o no, se si risparmierà o meno. Non conta niente, soprattutto, se i destinatari dei servizi, cioè i cittadini italiani, residenti all’estero o di passaggio o temporaneamente per fuori d’Italia per ragioni di lavoro, avranno servizi non efficienti.

Non conta cercare altre soluzioni e non conta il rischio di tornare a vedere nei consolati italiani immagini “non degne di un paese civile”, come ammonì il compianto Mirko Tremaglia, guardando le immagini della sede di Buenos Aires una decina d’anni fa.

Mirko Tremaglia è scomparso un anno fa, ma sembra che siano passati decenni da quando lui e altri italiani che avevano a cuore l’altra Italia e capivano le sue potenzialità, si impegnavano nel stabilire e rafforzare i legami. Oggi l’Italia è in ritirata, senza capire che così si fa male da sola e rischia di trascinare nelle sue inefficienze, anche il rapporto con gli italiani all’estero.