Italiani all’estero, problema Imu ancora sul tavolo: ma il Pd pensa ai Comites – di Nello Passaro

Appare opportuno riportare all’attualità, con maggiore serenità ma con tanta rabbia e indotta diffidenza, la questione Imu, Tari, Tasi. Questione tuttora irrisolta grazie anche alla negligenza e/o alla complicità dei nostri rappresentanti eletti all’estero   che hanno consentito che la maggior parte degli italiani nel mondo venisse gabbata e raggirata dal governo Renzi.

La misura adottata dal suo governo, infatti, è solo frutto di un’abile operazione contabile che, senza arrecare nuovi aggravi al bilancio complessivo dello Stato italiano e senza nulla concedere o riconoscere agli italiani all’estero, ha confermato sostanzialmente, se non proprio addirittura marcato, un trattamento discriminatorio, che persiste tuttora tra l’indifferenza generale. Essa, prevedendo l’assegnazione dell’aliquota come seconda casa su tutti gli immobili degli italiani all’estero, fatta eccezione per i soli pensionati, risulta essere un’operazione a costo zero che ha prodotto, a ben vedere, complessivamente nuove entrate a favore dell’erario italiano, dei Comuni nello specifico.

Possiamo ritenere infatti che le maggiori entrate per quest’ultimi, derivanti dall’eliminazione della facoltà loro concessa dai precedenti governi Monti e Letta di concedere il riconoscimento come prima casa, di cui usufruivano circa il 20% dei contribuenti all’estero, compensano di gran lunga gli effetti della misura adottata a favore dei pensionati.

I nostri eletti all’estero invece, sottolineando con toni entusiastici e trionfalistici il loro personale impegno ed esaltando la sensibilità del nuovo governo Renzi, hanno fatto credere che sarebbe stato impossibile estenderla a tutti, essendo essa di per sè oltremodo onerosa per le casse dello Stato. L’on. Garavini aveva addirittura fatto credere che essa riguardasse circa l’80% dei residenti oltre confine.

Non sono seguite esternazioni o azioni di disappunto o di solidarietà atte a sostenere le ragioni della reiterata discriminazione nei confronti degli esclusi, nè da parte del mondo associativo italiano nel mondo, nè tanto meno dai Comites. Proprio da parte di questi ultimi, la cui funzione rappresentativa è considerata, soprattutto dagli addetti ai lavori, di fondamentale importanza nell’interesse della collettività, non si è registrata nessuna reazione, forse per incapacità, insensibilità, per imposizione o per convenienza.

Ciò costituisce l’eclatante dimostrazione del ruolo puramente teorico e aleatorio esercitato da questi organismi, su cui converge, sorprendentemente e per certi versi inspiegabilmente ed ingiustificatamente, l’ossessiva attenzione ed un sorprendente attivismo dei nostri deputati eletti all’estero, di area Pd in particolare, che si accingono ad affrontare l’impegno elettorale, definito di sensibilizzazione al voto, per il loro rinnovo, come se si trattasse di un fatto puramente personale (non si sa mai, le prossime elezioni politiche potrebbero essere imminenti).

Intanto gli italiani all’estero continuano a subire una progressiva maggiorazione dei costi sui loro immobili in Italia, frutto di un’azione estorsiva e forzata da parte di uno Stato insensibile ed ingiusto che, speculando sui loro investimenti in Italia, frutto del loro lavoro svolto all’estero, provoca la lacerazione dei legami affettivi con i loro territori di provenienza. 

I nostri deputati eletti all’estero, invece, in queste ultime ore, vedi comunicati e agenzie varie da parte degli eletti Pd, visto che hanno voluto nell’immediato a tutti i costi la bicicletta, adesso sono costretti a pedalare, a profondere tutte le loro energie, a coinvolgere gli apparati per non far fare una figuraccia al loro tanto decantato governo Renzi, in nome del diritto alla rappresentanza che intendono garantire attraverso il rinnovo dei Comites per il ripristino della democrazia, disattendendo al ruolo a cui sono preposti e contraddicendo di fatto quanto professano.

Sostanzialmente l’intensità che essi manifestano di fronte alle questioni che stanno loro a cuore, è direttamente proporzionale alla scarsa attenzione che essi rivestono nei confronti dei loro elettori, dimostrando una drammatica lontananza dai problemi reali.