Italiani all’estero, Libano: timori per caschi blu italiani

La calma che per ora regna nel sud del Libano non basta a fare ignorare le preoccupazioni per gli oltre mille caschi blu italiani che fanno parte dell’Unifil, la forza dell’Onu schierata al confine con Israele proprio in una regione dove e’ forte la presenza delle milizie di Hezbollah, considerate da ieri come ‘organizzazione terroristica’ dalla Ue. "La situazione rimane calma, continuiamo a svolgere il nostro lavoro e le nostre attivita’ in modo normale", assicura Nadette Miday, portavoce della forza delle Nazioni Unite di cui fanno parte 12.000 militari di 37 Paesi agli ordini del generale italiano Paolo Serra. "Il nostro partner strategico sul terreno e’ l’esercito libanese, con cui coordiniamo le attivita’ e con cui continuiamo ad avere buoni rapporti", aggiune la portavoce. Ma nessuno puo’ ignorare che proprio questa parte del territorio libanese e’ uno dei feudi del movimento sciita alleato dell’Iran e della Siria, la cui ala militare, da molti considerata piu’ temibile delle stesse forze regolari di Beirut, potrebbe scatenare qualsiasi tipo di rappresaglia contro i militari dei 12 Paesi europei che partecipano alla missione. "Certo, la preoccupazione c’e’ perche’ siamo in prima linea", ammette un autorevole osservatore italiano in Libano che vuole mantenere l’anonimato. "Ma allo stesso tempo – aggiunge – mi chiedo che interesse avrebbe Hezbollah a reagire, mentre i suoi miliziani sono gia’ impegnati in Siria e di fronte al segnale dell’Unione Europea che ha lasciato aperta la porta del dialogo con l’ala politica del movimento sciita e gli aiuti umanitari italiani che continuano ad affluire".

Gli aiuti alle popolazioni del sud sono tra le principali attivita’ della Cooperazione e di varie organizzazioni non governative italiane in Libano e uno degli strumenti che aiutano a mantenere buone relazioni con i residenti e le autorita’ locali. I progetti sono ben 16, e vanno dalle operazioni di sminamento allo sviluppo delle comunita’ rurali della provincia di Tiro, dal restauro del castello di Shamaa, dove ha sede il comando delle truppe italiane, al potenziamento della pesca nel porto di Naqura, dove e’ insediato il quartier generale di tutto l’Unifil. Attivita’ che comportano spese di diversi milioni di euro e che necessitano di una continua cooperazione con i sindaci, che in questa regione sono quasi tutti appartenenti a Hezbollah e all’altro movimento sciita di Amal, suo alleato. "Gli amministratori comunali, in quanto politici – sottolinea l’osservatore italiano – sono esclusi dalle sanzioni approvate dalla Ue, e quindi la collaborazione continuera’. E’ grazie a questi contatti che i notri soldati si muovono nel sud come pesci nell’acqua e non come truppe occupanti. Questo fa ben sperare, anche se e’ prematuro esprimere un giudizio su come evolveranno le cose. Ma ripercussioni potrebbero esserci anche per gli equilibri politici libanesi". Oggi il primo ministro incaricato Tammam Salam, che da quasi quattro mesi cerca di formare un nuovo governo di unita’ nazionale, ha criticato la decisione presa a Bruxelles, che potrebbe ulteriormente complicare i suoi sforzi, vista la rilevanza politica di Hezbollah, che con i ministri suoi e quelli dei suoi alleati dominava l’esecutivo uscente. "Una decisione – ha affermato polemicamente Salam – contraria alle ripetute affermazioni degli Stati membri della Ue che assicurano di volere risolvere le complicazioni interne libanesi". Ma la capo-delegazione della Ue a Beirut, Angelina Eichhorst, ha cercato di rassicurare i libanesi affermando oggi, durante un incontro con il ministro degli Esteri uscente Adnan Mansur, che l’Unione "lavorera’ con ogni governo che rappresenti tutti i partiti, anche se Hezbollah ne fara’ parte".