Italiani all’estero, Letta inaugura a Londra nuovo consolato d’Italia

Enrico Letta, in visita ufficiale a Londra, ha inaugurato questa mattina la sede del nuovo consolato d’Italia nella capita inglese. Il presidente del Consiglio, insieme all’ambasciatore Pasquale Terracciano e al console reggente Sarah Eti Castellani, ha tagliato il tradizionale nastro e ha svelato una targa commemorativa.

La nuova sede consolare è stata aperta al pubblico il 2 luglio scorso presso la Harp House al numero 83/86 di Farringdon Street: il nuovo consolato rappresenta un ‘trasloco simbolico’ in una zona che ha un forte e tradizionale legame con l’Italia, storicamente luogo di insediamento dell’emigrazione italiana, ma che e’ anche a pochi metri dalla City, pulsante cuore finanziario della capitale britannica che conta oggi tanti italiani tra i suoi operatori.

Nel primo pomeriggio, Letta è arrivato a Downing Street per incontrare il premier inglese, David Cameron, che ha atteso il capo del governo italiano sull’uscio del ‘Numero 10′ e lo ha accolto con la tradizionale stretta di mano. Dopo l’incontro con Cameron, parlando con giornalisti della carta stampa e delle televisioni a Londra, Letta ha assicurato che da parte dei manager delle multinazionali che ha incontrato c’è tanta voglia di investire nel nostro Paese: “Ho trovato incoraggianti gli incontri alla City. C’e’ voglia di investire in Italia purche’ l’Italia sia stabile, purche’ si facciano le riforme strutturali e si lavori per ridurre la spesa e abbassare le tasse. Ho trovato fiducia e questo e’ molto importante". Letta ha apprezzato le parole di Cameron sull’Europa. "Ho trovato le parole di Cameron molto incoraggianti, aiuteranno il nostro incontro e il nostro lavoro comune".

Durante la conferenza stampa con il premier inglese, l’inquilino di Palazzo Chigi ha detto: "Il mercato unico e’ un pilastro dell’Unione Europea. Un pilastro condiviso dai 27 paesi. Con Cameron non condividiamo la moneta unica ma il mercato unico sì". "Condividiamo il bisogno di una Ue piu’ flessibile, abbiamo bisogno di ridurre il gap tra i nostri cittadini e le istituzioni europee. Dobbiamo lavorare di piu’ sul mercato unico, deve essere un pilastro per tutti i paesi, anche se non hanno l’euro". Dunque, "è nell’interesse dell’Italia che il Regno Unito si unisca ai lavori dell’Unione europea. Senza il Regno unito il lavoro sarebbe peggiore, meno liberale, meno innovativo e globale".