Italiani all’estero, il pasticcio CGIE del governo Renzi – di Ricky Filosa

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Ci risiamo. Ancora una volta siamo qui a raccontare, nostro malgrado, di un governo che di emigrazione e italiani nel mondo non ci capisce un fico secco. E siccome quello degli italiani all’estero non è un tema che l’esecutivo di Matteo Renzi mastica bene, ecco che quando si tratta dei nostri connazionali residenti oltre confine colleziona errori uno dietro l’altro. Ne facesse una giusta…

Le elezioni dei Comites (altro pasticciaccio…) si sono concluse lo scorso aprile. Non abbiamo dimenticato le molte polemiche che le hanno accompagnate dall’inizio alla fine del loro percorso, ma ne abbiamo scritto e letto così tanto che ormai ci sono venute a noia e per forza di cose abbiamo dovuto digerirle. Ora si va verso un nuovo CGIE, un  Consiglio Generale degli Italiani all’Estero che sarà diverso da quello che conosciamo oggi. Tra le varie questioni da dirimere, si discute da settimane della ripartizione dei seggi. Ed è su questo punto che governo e parlamentari eletti all’estero – tutti, in maniera trasversale – si sono scannati nei giorni scorsi. Risultato? La settimana scorsa il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha firmato il decreto – tanto aspramente criticato – che stabilisce in quale misura gli italiani nel mondo residenti nei cinque continenti dovranno essere rappresentati all’interno del Consiglio. Così la Farnesina se n’è fregata delle critiche e dei pareri contrari e ha dato il via libera. Solito modus operandi: governo cieco e sordo di fronte ai temi e agli interessi degli italiani nel mondo.

Andiamo al sodo. Con la nuova ripartizione dei seggi il nuovo CGIE sarà molto più europeo, mentre il resto del mondo verrà trascurato all’interno del Consiglio. Il criterio del governo è stato il seguente: ci saranno più consiglieri dove ci sono più iscritti AIRE. Ma con questa logica si finiscono per abbandonare intere aree sul mappamondo, che forse avrebbero ancor più bisogno di rappresentanza, perché più lontane geograficamente – e anche politicamente – dall’Italia. D’altronde, essere residenti in Svizzera, o a Berlino, o a Londra, vuol dire davvero essere residenti all’estero? Con un’ora di volo si è a casa. In tasca i connazionali residenti in Ue hanno la tessera sanitaria. Un sogno, per chi vive in Messico o in Australia. E’ solo un esempio.

Comunque, così stanno le cose. Una situazione che ha gettato nel panico prima di tutto i parlamentari eletti all’estero del Pd. Ma come, è il loro ragionamento, noi con il governo ci siamo sempre comportati in maniera responsabile, mai abbiamo fatto mancare il nostro sostegno, nemmeno nei momenti più critici, e così ci ringrazia l’esecutivo? Il nostro esecutivo, guidato dal nostro segretario? Non ci considera, ci prende per i fondelli e continua a bastonare gli italiani all’estero, ovvero il nostro elettorato.

Un ragionamento, il loro, che ci fa piacere, ma che al tempo stesso ci sorprende non poco. E questo lo ha bene sottolineato Vittorio Pessina, responsabile per gli italiani all’estero di Forza Italia: davvero credevano di ottenere qualche risultato in più chinando la testa e dedicando litri di saliva al leader di turno? Non è bastato calarsi le braghe in Parlamento e non sono bastate le spudorate genuflessioni al potere dei loro comunicati stampa. Ignorati, inesistenti. E adesso sono entrati in confusione. Costretti dunque, per dimostrare almeno un briciolo di dignità, a criticare duramente l’esecutivo Renzi per ciò che riguarda l’emigrazione.

Ci chiediamo dove porterà questa loro nuova presa di coscienza, dove li condurrà questa nuova consapevolezza. D’accordo, devono pensare Garavini e compagni, Renzi ci ignora e massacra: ma noi ora come reagiamo? Domandona. Far mancare il proprio sostegno in Parlamento a questo governo abusivo non è mica facile, soprattutto se non vuoi rischiare di perdere la poltrona la prossima volta. Ma allora, che figura farebbero di fronte agli italiani all’estero, se continuassero a sostenere Renzi e compagni? Rebus…

La critica al governo, in questo pasticcio CGIE, arriva anche da Fucsia Nissoli, Per l’Italia – Centro Democratico, eletta nel Nord e Centro America e residente negli States, secondo cui la scelta della Farnesina “non risulta accettabile”. “Non ho parole”, aggiunge, “credo che bisognerà fare una riflessione seria sull’operato del governo in materia di emigrazione”. Benvenuta tra noi, Fucsia.

PS Una precisazione. Qualcuno ha scritto che i consiglieri all’interno del CGIE in rappresentanza del Nord e Centro America saranno tre. Attenzione: quei tre rappresenteranno solo il Nord America e non il Centro. Due infatti quelli assegnati agli Usa (erano cinque nel precedente CGIE) e uno al Canada (erano cinque). L’America Centrale, dunque, dal Messico al Panama Caraibi compresi, resta totalmente tagliata fuori. Per il Centro America neppure un rappresentante all’interno del Consiglio. Ringraziamo Renzi e la Farnesina targata Pd.

Twitter @rickyfilosa