Italiani all’estero, il MAIE potrebbe davvero cambiare le cose – di Nello Passaro

Il MAIE, Movimento Associativo Italiani all’Estero, in occasione del rinnovo dei Comites ha confermato la detenzione di un primato di rappresentanza degli italiani all’estero in Sud America, dando dimostrazione della capacità organizzativa di una significativa area geografica che ha ritenuto di darsi una propria identità rappresentativa al di fuori dei classici schemi.

L’interrogativo è il seguente: il MAIE può rappresentare un modello a cui ispirarsi per opporsi e sottrarsi all’influenza dei partiti romani? Partiti che, facendola da padroni, determinano una politica nei confronti della quale il maggior numero degli italiani nel mondo nutre delle serie riserve ed una sana e non infondata diffidenza. Dunque il MAIE può essere quell’esempio da seguire, quella spinta per arrivare a una politica attiva dell’emigrazione, avallata dal Parlamento italiano?

Sarà forse illusorio sperare nella formazione, in futuro, di un quadro politico unitario ed effettivamente rappresentativo che, avvalendosi anche dell’apporto dei rappresentanti della nuova emigrazione, e di eventuali cervelli in fuga, sappia ottenere dal Parlamento italiano una maggiore attenzione ai diritti e ai bisogni degli italiani all’estero; tuttavia, potrebbe essere proprio questa la soluzione, o un tentativo, per compiere un salto di qualità,  essendo il quadro politico attuale in emigrazione – in tutta la sua variegata composizione – frammentario, fragile, attendista, poco propositivo e di conseguenza succube della inaffidabile, miope e catastrofica partitocrazia romana che ha condotto il Paese a livello di primato per il deficit pubblico, per l’ingiustizia sociale, per la corruzione… Politica   a cui vengono assoggettati i nostri eletti all’estero, che navigano in ordine sparso, smarrendo, quasi sempre,  la rotta.

I 18 eletti oltre confine, insomma, si trovano a gestire a Roma interventi spesso in modo contradditorio e conflittuale, per l’accesa rivalità tra loro esistente, provocando  e producendo delle misure inadeguate, che non riescono a riempire il vuoto attuale.

La sensazione, ma è qualcosa di più, è che la rappresentanza degli italiani nel mondo a Roma sia troppo debole. Come se gli italiani all’estero non fossero mai riusciti davvero ad arrivare in Parlamento. Eppure è così, la loro poltrona alla Camera, o al Senato, ce l’hanno. Ma da eletti all’estero sembrano essersi adeguati molto bene alle logiche di partito e a chi osserva pare che nemmeno loro credano davvero in un cambiamento positivo di tutto quanto concerne il mondo dell’emigrazione e la sua rappresentanza. Forse il MAIE, o comunque un movimento che punti a rappresentare gli italiani nel mondo al di là delle tradizionali casacche politiche, potrebbe davvero cambiare le cose.