Italiani all’estero, il Comites di Montreal al di sopra della Legge?

Nuovo corso, vecchie abitudini. Le recenti elezioni non hanno cambiato un andazzo consolidato: il Comites di Montréal continua, imperterrito, nei suoi clamorosi scivoloni. L’ultima puntata della “sagra montréalese” è andata in scena il 13 ottobre scorso, quando il Comitato ha dato l’ennesima dimostrazione di “ossequiosa ottemperanza” alle regole più elementari dell’ordine democratico. Il Comites ha infatti deciso di relegare il pubblico al di fuori dalla sala riunioni, ospitandolo – a dispetto dei precedenti – nell’anticamera, al di là, cioè, della parete divisoria in vetro. Lasciando aperto un ‘vano-porta’ per l’ingresso dei membri. Una provocazione, oltre che una vera e propria ostruzione all’ascolto, visto che il vetro altera la propagazione del suono e quindi smorza il volume dell’audio (nonostante i ripetuti inviti, disattesi, di alzare il tono della voce o di utilizzare un microfono).

Un’esclusione forzata e ingiustificata, quindi, che ha compromesso irrimediabilmente la partecipazione del pubblico che, formato anche da connazionali di oltre 80 anni, ha capito poco o niente dei temi discussi. Al che, dopo circa un’ora di pseudo-riunione, il pubblico “esiliato” ha dato inevitabili segni d’insofferenza, bisbigliando e confabulando. Apriti cielo: il Comites – senza nemmeno che la presidente tentasse di alzarsi e chiedere cortesemente il silenzio – ha colto l’occasione al volo per chiudere anche il vano-porta che dava alla riunione una parvenza di ‘apertura al pubblico’. Gesto respinto con forza dal pubblico stesso, che ne ha preteso – e ottenuto – la riapertura immediata. Ne è scaturito uno scontro dialettico molto acceso, che ha di fatto messo fine all’assemblea.

Gli eletti che tengono fuori gli elettori: uno spettacolo desolante! La concezione privatistica di un organo pubblico: una palese violazione delle basilari regole democratiche. E tutto questo alla presenza del Console Generale d’Italia, Enrico Padula, che pure rappresenta lo Stato e quindi funge da garante della Legge Italiana. Legge che parla chiaro: “Le sedute del Comitato sono pubbliche” (art. 5, comma 5, Legge n. 286/2003). Altrettanto chiaro è stato anche l’Ambasciatore d’Italia a Ottawa, Gian Lorenzo Cornado, che recentemente si è espresso in questi termini: “È preferibile organizzare delle riunioni pubbliche anche via radio e in videoconferenza, con la possibilità di fotografare e registrare. Non si deve avere nulla da nascondere”.

Eppure il Comites di Montréal sembra voglia operare al di sopra della legge. Basiti e arrabbiati, naturalmente, i componenti del pubblico: Erminio Piccolino, Salvatore Martire, Giovanni Adamo, Antonio Vellone, Romolo Chiarella, Giuseppe Continiello, Aloisio Mulas e Francesco Falsetti, oltre a Tony Vellone (Il Rincontro) e Fabrizio Stoppino (Corriere Italiano). “Quello del Comites è stato un atteggiamento sbalorditivo, offensivo, mortificante e arrogante nei confronti dei suoi stessi elettori”, ha detto Mulas. “Ci hanno buttato fuori, mi sono sentito escluso, è stato un episodio gravissimo. Non sono riuscito a capire nulla e questo mi ha fatto sentire male come italiano”, gli ha fatto eco Chiarella. “Ci hanno sistemati fuori e verso la fine hanno chiuso pure la porta: sembrava di essere nell’Africa nera! Una cosa mai vista, eppure siamo stati noi ad eleggerli”, ha aggiunto Piccolino. “Le persone elette – ha sottolineato Martire – non possono comportarsi in maniera così sgarbata: la Presidente Giordano ha mancato di professionalità, perché non doveva permettersi di chiuderci la porta in faccia. Le riunioni dovrebbero tenersi in una sala più grande, magari al Piccolo Teatro del CLDV”.

“Il pubblico, che già non può fare domande, è stato fatto sedere lontano, in modo che non potesse seguire la riunione – ha rincarato la dose Adamo -: un atteggiamento tipico di una dittatura fascista o stalinista. Ed è increscioso che il Console abbia dovuto assistere ad una scena così meschina. Mi aspetto una sua reazione. Noi come PD informeremo il governo dell’accaduto”. “Quello del Comites – ha ribadito Falsetti – è stato un atteggiamento antidemocratico, incivile e supponente, tipico di chi crede di poter fare quello che vuole. Chiudere la porta è stato un abuso di potere. Senza parlare del Console, visibilmente imbarazzato, che però dovrebbe spiegarci come mai, di fronte a tale anomalia, ha tenuto un comportamento passivo”.

Continiello, segretario del Pd a Montréal, non ha dubbi: “Sono dispiaciuto, perché un’istituzione come il Comites dovrebbe essere aperta e democratica, attenersi al regolamento e coinvolgere la società civile, perché democrazia è partecipazione. Il Comites dovrebbe essere più accogliente, consentendo a tutti di porre domande a fine riunione e non rimandare ai verbali affissi all’Albo Pretorio del Consolato”.

In sintesi, il Comites è un organo elettivo e chi ne fa parte si assume oneri e onori. Il dissenso è il sale della democrazia, anche perché – evviva Dio – il pubblico degli elettori non si sceglie, ma si serve. Senza se e senza ma.

Per la cronaca, due i fatti salienti della riunione (al netto della fatica nel seguirla): è stato illustrato il bilancio preventivo 2016 (la richiesta di contributo al MAE ammonta a 30.822 mila Euro, ovvero 44 mila Dollari), mentre il Console Padula ha annunciato che entro un mese risottoporrà all’attenzione del Comitato il bilancio rivisto del PICAI, in merito al contributo ministeriale per il 2016. Alla prossima puntata!