Italiani all’estero, Comites? Sotto la lingua niente – di Franco Giorno

Si intravede all’orizzonte il sospirato rinnovo dei Comites, eterno dilemma degli italiani all’ estero. Eterno dilemma per capire se lo stesso sia di qualche utilità, oppure si rinnoverà come le tante inutilità che il sistema Italia ci propone. In più di una occasione mi sono espresso in materia, e ho sempre sostenuto che al contrario del CGIE, potrebbe risultare utile alle comunità italiane che vivono ed operano oltre confine. Mi spiego meglio o cerco di farlo: il baraccone vecchio e obsoleto, conosciuto ai più con il nome CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ndr), ha ormai fatto il suo tempo, a patto che un tempo lo abbia mai avuto, grazie a chi ha sopravvalutato questo oggetto misterioso non identificato. Per molto tempo Comites e CGIE hanno avuto un percorso parallelo. Ciò  può far pensare che le due entità al loro interno abbiano una similitudine strutturale. All’impatto sembrano simili, pur avendo compiti totalmente diversi, anche se la stragrande maggioranza degli italiani non ha ancora capito quali siano questi compiti.

Mentre è praticamente impossibile annoverare il CGIE nella voce “utilità”, il Comites, al contrario, potrebbe rivelarsi molto utile per affrontare le complesse problematiche che attanagliano gli italiani all’ estero. Sempre a patto che il Comites subisca una trasformazione radicale.

Partiamo da un presupposto molto semplice, chiediamoci le finalità principali che ogni organismo istituzionale dovrebbe avere. Credo che la tutela e la salvaguardia dei diritti dei nostri cittadini venga al di sopra di tutto, ma in questo ultimo decennio abbiamo notato che questa priorità improrogabile è venuta a mancare.

L’attuale Comites, a causa della sua sterile propositività, incide poco o addirittura nulla nella soluzione delle problematiche delle nostre comunità. A mio modesto avviso, se il Comites avesse poteri esecutivi, magari gestendo anche l’erogazione del danaro pubblico, oggi non ci troveremmo a discutere del caso Giacchetta o della decurtazione del 40% alle pensioni per ex emigrati italiani in Svizzera, inoltre gestiremmo meglio il complesso mondo dei corsi di lingua e cultura italiana.

Senza tirarla per le lunghe, io credo che un Comites con questi poteri potrebbe tranquillamente annullare sia il CGIE e dulcis in fundo anche i 18 parlamentari eletti nella circoscrizione estera. Questo farebbe risparmiare una valanga di soldi, ed eliminerebbe in modo definitivo “l’arroganza” di certi personaggi che fino ad oggi hanno fatto solo presenza in passerella.

Personalmente ho anche qualche dubbio che in futuro si ritorni a votare per questo organismo. Il ridicolo nuovo sistema di iscrizione a queste liste fantasma, a mio avviso, sta per annullare in modo definitivo l’organismo della nostra discussione. Facciamo attenzione, il tutto è mirato a lasciare le decisioni in mano agli addetti ai lavori, personaggi ormai vecchi che hanno fatto il loro corso. Speriamo che il primo provvedimento del nuovo organismo, che uscirà dalle urne, sarà quello di ristrutturare e modificare i Comites, altrimenti risulterebbe tutto inutile.