Italiani all’estero, buon lavoro al CGIE Svizzera – di Carmelo Vaccaro

Con la presente desidero augurare un buon lavoro ai nuovi membri eletti al CGIE Svizzera. Anche se non è stato eletto un candidato della Svizzera Romanda, cosa che ritengo molto grave ma superabile. Di fatti, ritengo che gli eletti lo scorso 26 settembre a Berna siano di notevole valenza e sono sicuro che saranno in grado di saper rappresentare anche i valori italici della Svizzera Romanda.

Sono convinto, inoltre, che c’è la volontà ma anche la fiducia verso un cambiamento che io ritengo necessario e possibile, da parte delle istituzioni elette e dell’associazionismo. Nessuno di noi può ignorare uno scarso 3% di partecipazione alle ultime elezioni dei Comites. 

In occasione delle ultime votazioni del Comites, non siamo stati capace di dimostrare che, malgrado le nuove normative e regolamenti, all’estero ci sia ancora una rappresentanza degli emigrati italiani capace di imporsi, di far sentire la sua voce e di fare la differenza. Perdiamo pezzi di democrazia con la chiusura dei consolati senza una soluzione alternativa accettabile, i tagli ai corsi d’italiano o agli enti d’assistenza o al diritto e all’importanza del voto, e restiamo indifferenti.

Per questo ed altri motivi eloquenti, dobbiamo istaurare una maggiore sinergia per far funzionare organismi come i Comites e lo stesso CGIE, è necessario farlo per dar fiducia, passione, senso delle istituzioni, sacrificio, onestà, ai nostri connazionali in Svizzera. Solo se avremo il coraggio di fare una seria ed approfondita autocritica, riusciremo a capire meglio da dove provengono i nostri errori e ripartire da lì.

Non ha più importanza di chi è la colpa, oggi è importante trovare il coraggio di riunirci, trovare il sistema di ristabilire le competenze e individuare le soluzioni affinché le rappresentanze elette ed associative abbiano un ruolo decisivo per le questioni che ci riguardano, che riguardano tutti gli italiani che molti di noi ci fregiamo di rappresentare.

Per chiunque oggi occupi un posto di rappresentanza, a partire dall’associazionismo italiano radicato, è arrivato il momento di fare squadra, unirsi e sbracciarsi le maniche per aiutare i nostri connazionali in difficoltà, soprattutto  i giovani della nuova emigrazione, stanchi, delusi ed in cerca di un futuro per le loro famiglie.

Penso ad una maggiore sinergia tra i Comites, il CGIE ed i Parlamentari italiani eletti all’estero e, in maggior misura, gli italiani eletti in Svizzera, che meglio di chiunque altro possono portare, nelle istituzioni locali, le nostre preoccupazioni e le nostre necessità.

In futuro, noi italiani vorremmo sentir parlare seriamente di promozione della lingua e cultura italiane all’estero, di rapporti con autorità consolari e di rappresentatività armoniosa e reale di tutti gli attori che decidono di mettere a disposizione il loro tempo per restituire credibilità ed orgoglio.

Mi preme di ricordare a tutte le parti rappresentative che le necessità dei nostri connazionali devono essere considerate l’obbiettivo principale delle nostre azioni.

La mia personale convinzione è quella di unirsi raggruppando le nostre forze, le nostre esperienze e le nostre potenzialità con l’ottica di servire una comunità italiana in Svizzera che ha ormai superato i 600.000 connazionali, accanto alle istituzioni italiane ed in sinergia con istituzioni locali.

I Comites ed il CGIE, insieme ai parlamentari eletti in Svizzera, dovrebbero affrontare seriamente ed a fondo i temi, dell’accoglienza, dell’integrazione, della partecipazione attiva, dell’associazionismo, dell’assistenza che sono i nostri veri valori e che ci sono, riconosciuti in tutto il mondo.

Non è troppo tardi per riconquistare la fiducia e l’affetto dei nostri connazionali riportandoli all’interno degli spazi di condivisione e partecipazione. Per riuscirci però, occorre che ciascuno di noi dia il suo contributo, piccolo o grande che sia, perché non si può rigenerare la “politica delle politiche” se non si assume in prima persona la responsabilità di cambiare il significato stesso dell’agire pubblico.

Tutto ciò però non sarà mai possibile senza il "coraggio". Il coraggio è, fra tanti altri, il segno distintivo dell’Italia e degli italiani. Affinché un reale cambiamento avvenga, gli strumenti del passato non sono più ammessi. Viviamo una società che si evolve troppo in fretta e che ha bisogno di ascoltare nuove richieste e difficoltà. Necessitiamo quindi di un vero e radicale cambiamento, una nuova fonte di energia e innovazione, ma per questo, dobbiamo avere la volontà ed il coraggio di cambiare.

Abbiamo un cammino lungo da percorrere in una strada piena di insidie, ma se la percorriamo insieme potrà magari essere meno faticosa e le probabilità di farcela saranno sicuramente maggiori. A noi l’arduo compito di non dimenticare ed insegnare ai nostri figli l’orgoglio nazionale che ci distingue, da dove proveniamo, le nostre radici, i nostri valori affinché si porti sempre alto il nome della nostra Italia. Nella speranza che almeno una parte di tutto ciò venga realizzata, l’occasione mi è gradita per augurare una buona legislatura ai nuovi membri del CGIE Svizzera: Michele Schiavone, Maria Bernasconi, Paolo Da Costa, Roger Nesti, Giuseppe Rauseo e Antonio Putrino.