Il Governo italiano sta facendo il possibile, ma l’Argentina è sorda a tutte le richieste di pagare le pensioni italiane in euro, invece che in pesos. Nella seduta di ieri pomeriggio alla Camera, il Ministro degli Esteri Emma Bonino ha risposto così alla interrogazione del deputato del Maie Mario Borghese.
Il parlamentare eletto in Sud America, oltre a ricordare l’ingiustizia subita dagli anziani connazionali costretti a ritirare pensioni decurtate a causa del cambio sfavorevole, chiedeva anche se fosse possibile pagare le pensioni in euro all’interno dei Consolati italiani. Una soluzione "impercorribile" gli ha risposto ieri Bonino, perché contro le leggi argentine.
"Onorevole collega, – ha esordito Bonino – innanzitutto la voglio rassicurare: abbiamo piena consapevolezza – ahimè – del problema che lei pone, che peraltro non è neanche solo relativo all’Argentina: lei sicuramente saprà che sia il Brasile che il Venezuela hanno adottato esattamente la stessa politica di pagamento in valuta locale delle pensioni relative ai nostri italiani in loco. Questa disposizione, per quanto riguarda l’Argentina, ha riguardato anche pensionati di altri Stati europei con cui stiamo lavorando per fare le debite pressioni – fino ad ora inutili – e cioè la Spagna e la Francia. Sono 30 mila, come lei diceva, e come lei appunto conferma, le pensioni possono essere riscosse unicamente in pesos. Questo fatto è dovuto evidentemente alla politica monetaria che le autorità argentine e di Brasile e Venezuela hanno voluto imporre".
"Abbiamo fatto numerosi passi, il Governo precedente e noi, – ha ricordato il Ministro – sia convocando l’ambasciatore d’Argentina a Roma sia nei confronti delle autorità argentine, congiuntamente anche all’ambasciata spagnola. In particolare, abbiamo avuto incontri con il vicedirettore generale del Banco Centrale Argentino, il vicedirettore generale dell’amministrazione federale delle entrate, il sottosegretario agli esteri competente per la materia. Tuttavia, – ha ammesso il Ministro – tutte queste iniziative hanno trovato una posizione di chiusura netta da parte delle autorità argentine, che peraltro finora non hanno rilasciato, né a noi né ad altri, alcuna possibilità e alcuna apertura per una revisione di questa decisione".
"Gli interlocutori – ha chiarito il Ministro Bonino – hanno indicato che la decisione del Banco Centrale del luglio 2012 ha modificato la regolamentazione del possesso di valuta, e quindi l’acquisto di divisa straniera è consentito solo per effettuare viaggi all’estero, inviare denaro in Paesi come rimesse per i familiari ed alcune marginalissime fattispecie (a titolo esemplificativo, tipo pagamento di multe o aiuto umanitario)".
Quanto alla proposta di Borghese, il Ministro ha spiegato che "la possibilità di predisporre una procedura che consenta la riscossione in euro delle pensioni presso la nostra rete consolare in Argentina purtroppo giuridicamente non è un’ipotesi percorribile. I nostri uffici non possono infatti avvalersi dell’immunità della giurisdizione locale per adottare misure che rappresentano l’elusione di una disposizione di legge argentina e che potrebbero comportare sanzioni nei confronti dei nostri connazionali".
"Sicché, l’unica strada che rimane è quella che stiamo perseguendo – e in questo senso il Governo continuerà ad impegnarsi con determinazione, insieme con tutti gli altri partner –, è quella di cercare, insieme alle autorità argentine, alcune soluzioni possibili alla questione che lei ha sollevato, nel pieno interesse dei nostri pensionati. Questo facciamo con determinazione, ma mi corre l’obbligo, per serietà, – ha concluso – di dirle che ad oggi, nonostante tutte queste pressioni, non abbiamo potuto verificare alcuna apertura da parte delle autorità argentine, brasiliane e venezuelane".
Nella replica, Borghese ha preso atto della situazione, ma anche chiesto al Ministro "di risolvere questo problema. Noi sappiamo delle vostre capacità e della vostra sensibilità: stanno rubando il 50 per cento delle pensioni ai nostri nonni. Cerchiamo la maniera di trovare una soluzione".
































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