Italiani all’estero, a Seattle la rivincita delle calciatrici italiane – di Roberto Zanni

Si chiama AC Seattle, è una società di calcio femminile americana, che si trova nell’omonima città, partecipa alla Wpls, che vuole dire ‘Women’s Premier Soccer League’, ma è soprattutto un progetto, probabilmente unico a livello mondiale. Perchè l’idea di partenza che ha portato alla creazione della squadra di calcio è stata quella di innestare uno scambio culturale tra Stati Uniti e Italia con l’obiettivo di avvicinare uno sport che nei due Paesi ha evidenti differenze di stile e tradizione, e non solo perchè da una parte si chiama soccer e dall’altra calcio. Una voglia di unire due mondi, sportivamente parlando, attraverso il soccer/calcio femminile.

L’idea è partita l’anno scorso grazie soprattutto a Giuseppe Pezzano, businessman che ha operato per diversi anni negli States, che conosce entrambi i lati dell’Oceano Atlantico, fondatore e capo esecutivo della Osa Soccer Consulting, poi lo sponsor, la Pure Health America che ha la sua base operativa a Los Angeles, in California, ma è guidata da un altro manager italiano, Matteo Sala. Ecco allora che si è guardato all’Italia per trovare le calciatrici da portare negli States, sui giornali sono apparsi annunci per chiedere alla gente di Seattle di ospitare le giocatrici, un po’ come si fa con gli studenti, quando ci sono gli scambi tra un Paese e un altro. Per dare il via al progetto ci voleva innanzitutto un allenatore, ecco allora Antonio Cincotta, tecnico tra i più conosciuti in Italia, laureato alla Bocconi di Milano, e allenatore del Fiammamonza. Poi le giocatrici dalla nazionale Alia Guagni, poi Viviana Schiavi, una delle azzurre più forti, due titoli italiani con Fiammamonza e Bardolino, Alessandra Barreca, campionessa eurpea under 19 nel 2008, Ester Postiglione, Deborah Salvatori Rinaldi, Alessandra Nencioni, 17 gol in 23 partite la scorsa stagione, Francesca Mammoliti, Elisa Colle, Isabella Agus, Simona Parrini, Veronica Sotgiu, Giulia Ambrosetti, Ilaria Leoni, Carmela Anaclerio, Alessandra Pulitanò, Romina Pinna, titolo tricolore al primo tentativo, Valentina Giacinti, Erika Caffulli, Caterina Kensbock, nata in Germania ma trasferitasi in Italia quando aveva 16 anni, Erica Mazzucchelli, Valentina Pedretti e Viola Brambilla. Una rosa composta da 30 giocatrici, la cui maggioranza sono italiane e che non hanno tradito le attese centrando i playoff.

Ma al di là del risultato sportivo in sè, è tutto ciò che ruota attorno all’AC Seattle che rende questa società davvero speciale. Perchè venire in America? La terra delle grandi opportunità può dare anche quella di mettersi in luce in uno sport che, in Italia, è soltanto ad appannaggio degli uomini. «In Italia il calcio è considerato uno sport per uomini – lo ripete sempre Alessandra Nencioni a chi le domanda la differenza tra i due Paesi – ed è un aspetto così dominante che le donne non sono seguite per nulla. E per la maggior parte della gente è addirittura incredibile che una donna possa giocare a calcio».

Negli Stati Uniti è un’altra cosa, almeno a livello giovanile, dalle scuole primarie fino all’università, il calcio femminile ha un enorme spazio e la popolarità si riversa anche sulla nazionale, una delle più forti al mondi e con un seguito, negli States, da selezione maschile. Negli USA le praticanti donne superano il milione e mezzo e solo per fare un paragone, in Italia sono appena 5.000. E se anche la Wpsl non è la prima lega negli States è composta da 70 società, divise in 11 gruppi dai quali poi si accede alla fase finale ai playoff. Poi oltre al campionato ci sono anche altre attività che coinvolgono il gruppo italiano di Seattle come il lavoro svolto al Whitman College da Antonio Cincotta, Alessandra Nencioni, Viola Brambilla, Romina Pinna e Isabella Agus, cioè portare alle giovani americane un po’ della cultura italiana del pallone. Un camp che ha ottenuto una immediato successo. «Coach Cincotta – ha detto Stanley Holmes presidente della Puget Sound Premier League che ha organizzato il corso – ha introdotto nuovi aspetti chiedendo alle ragazze di giocare in modo più tecnico e di abbracciare uno stile Barcellona-italiano fatto di corti passaggi e di un costante movimento».