Italiani all’estero, ‘Argentanos’: italiani autentici o finti? – di Walter Ciccione

Come é noto, nei paesi dell’America Latina, e in particolare in Argentina, le crisi economiche e politiche ricorrenti negli ultimi anni, hanno avuto numerose conseguenze, tra le quali quella di spingere gli "Argentanos" (discendenti di italiani) all’impetuosa ricerca del passaporto dell’Unione Europea, documento che in qualche modo costituisce una prudente assicurazione sul presente e sul futuro di chi ne é titolare. Questo improvviso interesse per redimere ascendenze, ha provocato domande massicce di riconoscimento della cittadinanza, fino a mettere in serie difficoltà le strutture consolari; una richiesta in parte attenuatasi negli ultimi tempi a causa di una inversione di tendenza, nel senso che oggi si registra un flusso di connazionali che dal Belpaese partono verso l’America, come abbiamo fatto noi tanto tempo fa.

LA DOPPIA CITTADINANZA Vale la pena ricordare che la possibilità di avere la doppia cittadinanza é frutto degli accordi tra i due Paesi, un diritto costituzionale e quindi una legittima aspirazione, di una legge che parte dal principio dello "ius sanguinis" per cui, trovati i documenti di qualche avo, mettiamo un bisnonno emigrato, che non abbia perso la cittadinanza italiana per aver preso quella locale, si può chiedere il riconoscimento e poi diventare italiano a tutti gli effetti. Si tratta senz’altro di una disposizione estremamente ampia e generosa e che non chiede all’interessato nemmeno qualche requisito che le leggi di altri paesi – e anche quella italiana per gli stranieri – considerano elementari, quali una minima conoscenza della lingua, della storia, della geografia, della cultura generale della Penisola.

IL PASSAPORTO AGOGNATO Per l’"Argentano", accedere al passaporto é una pratica relativamente semplice. Basta avere una sufficiente dose di pazienza per sorteggiare ingorghi burocratici e in qualche caso sopportare il comportamento incivile di qualche impiegato in giornata "no" (e anche gli impiegati si vedono non di rado davanti qualche maleducato) e rassegnarsi spesso a lunghe attese per riuscire finalmente a materializzare il sogno della "carta protettrice". Chiaramente l’immenso numero di discendenti di italiani nel Paese del Plata che si recano nei consolati ai fini di vedere riconosciuto lo "status civitatis", ha generato una domanda che supera l’offerta, determinando che le sedi consolari diventino delle "fabbriche di passaporti" che, senza fretta ma senza soste, producono in quantità. Al riguardo varrebbe la pena di chiedersi con quali obiettivi politico-strategici l’Italia continua a sommare e accumulare nuovi cittadini fuori d’Italia, visto che agli effetti pratici e al di là di vantarci di essere la comunità italiana più numerosa all’estero, per i governi che si sono succeduti, siamo molti, ma non contiamo nulla.

AUTENTICI O FINTI? Se scattasse da principi etici, l’opzione della doppia cittadinanza dovrebbe essere frutto di una decisione scrupolosa e consapevole, dato che si tratta di un atto il cui simbolismo tende a convalidare un vincolo trascendente con la terra degli antenati. In numerosi casi, però, la realtà purtroppo é ben diversa, e di fronte alla diversità di atteggiamenti potremmo fare una specie di classifica degli interessati, per collocarli in due gruppi reciprocamente incompatibili: gli autentici, l’italiano “vero" da una parte, e i simulatori dall’altra.

I primi sono coloro per i quali l’italianitá é un sentimento, sono fieri dei loro antenati e la cittadinanza italiana costituisce una sorte di complemento alla loro storia personale. Si sentono italiani e provano fierezza ad esserlo. Dell’altro gruppo fa parte una eterogenea galleria di personaggi, di italiani simulati, finti, che chiedono il passaporto solo per convenienza, per usufruire della generosità (permissività?) di una legge che non esige alcun impegno, neanche quello di sapere il nome del paese dove nacque il nonno o dove esso si trovi; questi chiedono il passaporto italiano al solo scopo di averlo come titolo di viaggio, per il vantaggio di transitare senza problemi tra i paesi dell’Ue o anche per viaggiare senza visto negli USA o in Canada. Fare la pratica “nel dubbio”, “se per caso”, “non si sa mai”, persino per un interesse meschino, per ottenere “qualcosa”, un viaggio, un libro, o una porzione di pizza, tutto vale purché sia gratis. Purtroppo sono italiani a tutti gli effetti e possono esercitare il diritto di voto e usufruire nella Penisola, nel caso che vi si stabiliscano, dell’assistenza sanitaria, della pensione sociale, ecc.

UNA QUESTIONE DI PRINCIPI Sembra che come cittadini all’estero, viviamo la fierezza di essere italiani in modo diverso a come la vivono gli italiani residenti nel Belpaese e per questo motivo anche le posizioni sulla doppia cittadinanza son spesso diverse. Per noi è difficile ammettere l’eccessiva permissività per vedersi riconosciuta la cittadinanza e quindi per ottenere il passaporto senza alcun requisito. Pensiamo però che chiedere agli interessati l‘adempimento di alcune clausole particolari darebbe un valore maggiore alla stessa, che dovrebbe essere considerata un investimento verso le nuove generazioni. Invece viene riconosciuta a chi “dell’Italia non gliene frega proprio niente” e per questo sembra opportuno mettere un limite alla concessione “oves et boves”, in cambio di niente, e aderire alla protesta di Arturo Curatola che nella Tribuna Italiana dello scorso 24 luglio affermava: “Basta riconoscere cittadinanze italiane come se fosse il tesserino di una società di calcio!”. Comunque vale la pena chiarire che con questa presa di posizione non stiamo reclamando la modifica della legge, (…) ma deve esserci un impegno certo, la volontà di un legame, da parte di coloro che chiedono la cittadinanza italiana.

LA PROPOSTA Dicono che sia più facile criticare che proporre soluzioni, ma nel nostro caso vogliamo contribuire con alcuni suggerimenti che, senza la pretesa di vedere in essi la panacea a questi problemi, potrebbero mitigare gli aspetti negativi cui accennavamo. Naturalmente queste iniziative dovrebbero avere come “conditio sine qua non” il sostegno, l’avallo, la “complicità creativa” da parte dei consoli e degli enti di rappresentanza tipo Comites, Feditalia, ecc.

La proposta, che ha lo scopo di instaurare un compromesso e un legame, prevede i seguenti elementi: un volume, con informazioni utili e brevi, pennellate sulla storia italiana, sull’arte, sulla lingua e la cultura, e poi un breve corso per approfondire il contenuto del materiale. Per concludere una “cerimonia di consegna formale del passaporto”, un evento che viene realizzato in altri paesi tra i quali gli Stati Uniti, Australia, Canada e anche l’Italia. Qualcosa di simile a quanto fatto a Buenos Aires nel 2011, “La Festa della Repubblica”: la celebrazione nel teatro Coliseo è continuata con una cerimonia, durante la quale sono state consegnate copie della Costituzione italiana donate da Arturo Curatola, a una trentina di nuovi italiani, iniziativa proposta dal sottoscritto per sottolineare il valore che l’Italia concede generosamente ai discendenti dei suoi emigrati in Argentina, e che il Console generale Scognamiglio ha realizzato, per il secondo anno consecutivo. Un gruppo di “Argentanos” viene chiamato sul palcoscenico per ricevere una testimonianza dell’importanza che Consolato e comunità danno al fatto. Quest’anno, a causa del tipo di spettacolo offerto (l’opera “I Pagliacci”) la cerimonia non si è ripetuta. Comunque si tratta di una manifestazione il cui obiettivo è che il riconoscimento del vincolo di appartenenza sia celebrato come un evento significativo per cui, data la sua importanza, alla cerimonia dovrebbero prendere parte autorità di una certa rilevanza. L’Italia ha messo in evidenza la sua generosità estendendo lo “jus sanguinis” in tutto il mondo, ma le attuali circostanze impongono una riflessione. Ci sembra troppo permissivo consegnare passaporti facili ai nostri discendenti, anche se un atto dovuto; e continuare a distribuirle “all’ingrosso”, provoca in definitiva una svalutazione del fatto trascendente della doppia cittadinanza.