Italia e Europa, mala tempora currunt – di Mario Galardi

Sono passati solo pochi lustri da quando in Italia governava il Pdl di Berlusconi e sul soglio di Pietro sedeva colui che aveva contribuito non poco alla sconfitta storica del comunismo. Quello fu un periodo appassionante e carico di speranze per l’Italia e per l’Europa, che da poco si era costituita in Unione.

Molte cose sono cambiate da allora, purtroppo quasi sempre in peggio. Alle speranze, poco a poco, si sono sostituite le delusioni. L’Europa dei burocrati ha provocato reazioni di rigetto e ci sono paesi che stanno pensando se uscirne. In Italia i governi di centrodestra non erano riusciti a completare le riforme liberali che erano necessarie. In mezzo ad attacchi di ogni natura, defezioni di alleati e propri errori ed esitazioni, Berlusconi iniziò a prendere posizioni contraddittorie. Per esempio quando si dichiarò favorevole all’entrata in Europa di un paese che europeo non è, vale a dire la Turchia. Poi dovemmo criticare la sua acquiescenza alla guerra a morte che Sarkozy e Obama, con la benedizione di Napolitano, avevano dichiarato a Gheddafi. L’ultima volta, e fu sufficiente per prendere definitivamente le distanze, fu quando Berlusconi si dichiarò favorevole all’istituzione in Italia dello ius soli. Per chi scrive non fu indolore. I lettori che hanno seguito i miei scritti, sanno che fin dall’inizio avevo appoggiato il suo progetto politico che, almeno sulla carta, era riformatore e dichiaratamente antagonistico alla sinistra.

Allo stesso modo, veniamo criticando da tempo il continuo appello di Berlusconi ai “moderati”, che oggi non ci appaiono particolarmente meritevoli, perchè, nel lamentevole stato in cui versano l’economia e la politica italiana, non costituiscono la categoria più rappresentativa delle capacità e dei migliori valori nazionali, ma piuttosto quella a cui vanno annoverati tutti coloro che non si espongono, non prendono posizione, non reagiscono, e in molti casi neppure vanno a votare. No, oggi non ci piacciono questi “moderati” e non ci sentiamo tali.

Quel poco che resta di Forza Italia a Roma ha rotto immotivatamente l’alleanza con Salvini e Meloni e, in un modo che ci sembra avvilente, sta rincorrendo i tanti transfughi che negli anni l’hanno abbandonata. Dovrebbe essere chiaro che così si disorientano gli elettori e neppure si invogliano gli ignavi indecisi. Risulta inoltre evidente che Berlusconi sta rinunciando al bipolarismo, di cui era stato l’artefice e con il quale aveva costruito la sua fortuna politica.

L’attuale tentativo di costituire un nuovo centro, con pretese maggioritarie che si riveleranno illusorie, non tiene conto che (fortunatamente) la destra esiste e che, con la sciagurata politica pro-immigrazione dell’attuale governo, è destinata ancor più a crescere. D’altra parte, il Movimento Cinque Stelle è ormai una presenza con cui si devono fare i conti. E poi ci sono Renzi e il suo PD, che sono in sella alle istituzioni. Allora il nuovo centro dei moderati sarebbe solo il quarto partito, e probabilmente neppure guidato da Berlusconi perchè, contro lo stesso Cavaliere e in anticipo a lui, altri scaltri personaggi, di cui non vogliamo ricordare i nomi, sono andati ad occupare la posizione e le relative ben remunerate poltrone.

Invece di questa fine politica poco gloriosa, per Berlusconi sarebbe stato molto meglio opporsi con fermezza al colpo di stato del 2011. Avrebbe potuto prevalere, perchè aveva ancora il credito del voto maggioritario degli elettori. O almeno avrebbe potuto morire in piedi, mentre era ancora a Palazzo Chigi.

Il risultato è che oggi l’Italia versa in cattive condizioni, sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Non ci stanchiamo di dire che l’arrivo senza sosta di centinaia di migliaia di immigrati, totalmente alieni se non avversari della nostra cultura, non porterà nulla di buono, ma provocherà seri contrasti sociali, con conseguenti gravi conflitti. L’attuale Papa non sembra rendersi conto dei danni e del pericolo per l’Italia e per la stessa Europa. Gli immigrati extracomunitari sono già molti milioni, eppure Bergoglio vorrebbe che aprissimo ancora di più le frontiere, già abbondantemente permeabili. Ma non dobbiamo sorprenderci più di tanto. L’Italia fu fatta contro il Papa e, non millenni ma solo poche generazioni orsono, a Roma l’esercito italiano dovette entrare facendo uso delle armi.

Oggi, ancora una volta, dissentiamo e non possiamo riconoscerci negli appelli del Papa argentino. Quel suo retorico “cosa ti è successo Europa?” ci suona demagogico e male indirizzato. Lo dovrebbe piuttosto rivolgere a coloro, compresi certuni che ora lo applaudono, che si sono rifiutati di inserire nella Costituzione europea un riferimento alle sue radici cristiane.

Bergoglio si sta accodando ai tanti, intellettuali e non, che predicano il multiculturalismo a senso unico, che deve valere in Italia e in Europa, ma non nei paesi musulmani. Da noi si sta cercando di imporre la nuova dittatura del “politically correct” e il dannato relativismo, che vorrebbe obbligarci ad equiparare tutte le culture, le religioni, i valori etici, i costumi sessuali e i comportamenti sociali.

“Mala tempora currunt”, scriveva Cicerone duemila anni fa. Allora ci furono le guerre civili e successivamente arrivarono le invasioni barbariche, che alla lunga portarono alla dissoluzione dell’impero romano. Oggi dobbiamo fare il possibile per evitare che il futuro sia funesto come quello che seguì a quel tempo.