Imu italiani nel mondo, la questione ancora irrisolta – di Nello Passaro

Almeno per onestà intellettuale, senza partigianeria alcuna, bisognerebbe riconoscere che la misura che ha previsto l’eliminazione dell’Imu a favore dei pensionati italiani all’estero – ma solo di quelli che ricevono una pensione anche dallo Stato ospitante – è una misura molto controversa che si basa su un principio ingiusto e discriminante. Adottata per dare un contentino e per evitare di risolvere un problema di fondo; la ingiustificata disparità di trattamento resta, anche tra gli stessi italiani nel mondo. Neanche gli  stessi beneficiari, a ben vedere, possono essere, al di là dell’attuale vantaggio personale, così egoisti ed ingenui da non riconoscerlo.

Trattandosi quindi di una soluzione del tutto ingiusta e parziale e dagli effetti incerti e deleteri, imporrebbe agli stessi fautori di portarla a compimento senza alcuna speculazione di sorta. Essa risulta essere ingiusta e discriminante poiché si basa su un falso e pretestuoso presupposto, non verificato e quindi non attendibile, forse più corrispondente ad una incoerente esigenza strumentale di carattere ideologico, di voler favorire una presunta fascia debole di contribuenti all‘estero. Determina di fatto uno stato di privilegio e di discriminazione nei confronti degli altri italiani all’estero e tra i pensionati medesimi.

Sulla base di questi presupposti i nostri cari eletti all’estero si vantano del loro operato, manifestando, in ogni circostanza, soddisfazione ed appagamento. C’è però da chiedersi se tutto ciò costituisca veramente motivo di vanteria e di appagamento o si tratta solo di strumentalizzazione. Oppure ci sarebbe motivo per riconoscere a se stessi e a questo governo di essere fautori dell’adozione di provvedimenti ingiusti e discriminanti.

Inoltre è da considerare che l’annunciata eliminazione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa dal 2016 comporterà quasi sicuramente ulteriori aumenti dell’aliquota fiscale sulle seconde case, regime a cui sono assoggettate, per i noti motivi, le case dei non pensionati all’estero. Quest’ultimi, tuttavia, impegnati a risparmiare soldi da investire in Italia per il costoso mantenimento del loro immobile in Patria, come se fosse una reggia, e per finanziare la loro seppur fugace ma carissima (in senso affettivo) permanenza  futura sul territorio nazionale, continuano a sperare  che l’attuale governo Renzi e i nostri rappresentanti presso il Parlamento italiano pongano definitivamente fine a questa incresciosa e per alcuni versi storica – se si considerano i suoi riflessi – situazione, eliminando le cause che la determinano.

Gli italiani all’estero desiderano avere riconosciuto lo stesso regime fiscale alla pari dei nostri connazionali in Italia, non volendo essere ulteriormente penalizzati.

Voler considerare la casa degli italiani all’estero come seconda casa e gravarla di oneri così eccessivi e non commisurati al forzato parziale utilizzo, significa voler profittare di connazionali a cui invece i territori di provenienza  e il Parlamento italiano dovrebbero dimostrare tanta riconoscenza e gratitudine anzichè derubarli. Sarebbe più che  giusto estendere lo stesso trattamento previsto per i pensionati a tutti gli italiani all’estero.