Immigrati, Salvini: il Cara di Mineo va dato agli italiani in difficoltà

"Andrò a chiedere ciò che avrebbe dovuto essere fatto tempo fa e che adesso chiedono anche i 5 Stelle, Forza Italia e addirittura il quotidiano dei vescovi. Andrò a denunciare che quello che sta lì è un business, una vergogna a cielo aperto che bisognerebbe chiudere". Così il leader della Lega Nord Matteo Salvini parla, in una intervista al Tempo, della sua protesta di domani contro il Cara di Mineo: "Ben pochi scappano dalla guerra: gli eritrei e i siriani si contano sulle dita di una mano. Dico di più: quel villaggio dovrebbe essere dato agli italiani in difficoltà". E sui coniugi uccisi a Palagonia dice: "Se è utile passerò anche in paese. Se la signora preferisce stare in tranquillità non mi permetto di inseguire. Attendo di sapere se è cosa utile e gradita".  

Salvini risponde alle accuse di sciacallaggio che arrivano dal Pd: "Sono dei poveretti. Questi dovrebbero governare invece si alzano la mattina dicendo che la Lega è razzista. Se ci fosse un’immigrazione controllata la Lega si starebbe occupando di legge Fornero, di agricoltura, di studi di settore. Non siamo noi che fomentiamo, cerchiamo di arginare anzi. Qualcuno del Pd non ha capito che la gente è arrabbiata nera, che vuole iniziare a farsi giustizia da sola. Questi del Pd non sanno che se non ci fosse la Lega avrebbero in giro la gente con i bastoni per strada". E della sospensione di Schenghen al Brennero chiesta della Germania dice "La prova che il governo Renzi ci sta facendo fare una figuracela planetaria". Una battuta infine sull’Unar: "Quando andremo al governo sarà uno degli enti inutili e anti-italiani che chiuderemo".

Il Matteo padano è pronto a incontrare Silvio Berlusconi: "Parleremo dei temi concreti, altro che di leadership. Soprattutto di Europa, perché le posizioni sono ancora distanti" e, sulla tre giorni di "disobbedienza" del Carroccio, "gli spiegherò che cosa abbiamo intenzione di fare e sono sicuro che troveremo il modo di farlo insieme. Lo rassicuro: non sarà uno sciopero stile Cgil. Saranno tre giornate di liberazione, non di passeggiate".

Alla domanda se riuscirà a farlo uscire dal Ppe risponde: "Non voglio costringere nessuno. Ciò che è certo è che noi ci alleeremo per andare al governo con chi sull’Europa la pensa come noi. Chiederemo di rivedere tutti i trattati dal primo all’ultimo. Compreso l’euro". E sul coinvolgimento di Fratelli d’Italia precisa: "Dal mio punto di vista Giorgia Meloni è un interlocutore assoluto per me".