Il nostro Sud ucciso dall’assistenzialismo

Serve una politica per la libera impresa e non assistenzialista. Lo capiranno le autorità di Roma? Temo di no, dato che è stato fatto il Reddito di Cittadinanza

Sono di origini meridionali. Mio padre è abruzzese e mia madre è siciliana. Ho dunque a cuore il Sud del nostro amato Paese. Il nostro Sud è ricco di storia, di cultura e di patrimonio umano. Mi viene in mente tutto il patrimonio storico della Magna Graecia, in Calabria, come mi vengono in mente i monumenti barocchi del Val di Noto, in Sicilia. E penso anche ai prodotti agroalimentari che questa parte d’Italia offre.

Purtroppo il nemico del Sud è stato l’assistenzialismo. Negli anni, sono stati dati soldi a fondo perduto, che sono finiti nelle tasche di ceti politici spesso discutibili e di tutti coloro che ne hanno approfittato, comprese le organizzazioni criminali.

Non è stato fatto nulla per aiutare il Sud a risollevarsi. Oggi se ne paga il prezzo. Il nostro meridione ha bisogno di grandi investimenti in tutte le sue risorse. Ricordo, per esempio, che il Sud ha più giovani del Nord, avendo una natalità superiore. Eppure, i giovani meridionali sono costretti ad emigrare. Servono investimenti che possano fare sì che i giovani campani, calabresi o siciliani possano restare nella loro terra e possano costruirsi lì un futuro. Perché questo accada, serve una politica di investimenti privati seria ed oculata, secondo una logica di una vera politica liberale.

Serve una politica per la libera impresa e non assistenzialista. Lo capiranno le autorità di Roma? Temo di no, dato che è stato fatto il Reddito di Cittadinanza, il quale va nella direzione opposta. Per il nostro Sud serve l’impresa, bisogna metterselo in testa, per evitare che il divario tra Nord e Sud si allarghi ulteriormente.