Grecia, le reazioni politiche in Italia: Fassina, D’Attorre, Brunetta

Stefano Fassina, in una intervista alla Stampa, parla del caso Grecia: "Dopo il no al referendum greco finalmente l’Europa dovrebbe farsi carico del problema sistemico che abbiamo nell’Eurozona. La Grecia aveva problemi seri sia prima di entrare nell’euro sia prima della crisi del 2008-2009 e la cura che è stata somministrata al Paese, che è poi la cura che viene somministrata a tutti, non fa altro che aggravare la malattia”.

Per Fassina “la ricetta mercantilista fondata sulla svalutazione del lavoro, alternativa alla svalutazione della moneta, porta solo alla deflazione, alla insostenibilità dei debiti pubblici e al naufragio dell’Eurozona. Questo ora dovrebbe essere il tema sul tavolo, che poi dovrebbe trovare una applicazione specifica al caso greco. Che vuol dire innanzitutto riconoscere che il loro debito pubblico è insostenibile".

"Se si fosse fatta prima l’operazione verità, invece di tentare di imporre un memorandum insostenibile, probabilmente avremmo già risolto tutto", "la posizione della Grecia non è quella di un governo capriccioso ed irresponsabile come è stato descritto da più parti, ma dell’intero popolo greco. Ed è più forte perché il voto di domenica non è il voto di chi non vuole bere l”amaro calice’, ma è un voto di chi la catastrofe l’ha già subita a causa dei primi due memorandum che sono stati loro imposti. Cosa che, tra l’altro, ha reso nulle tutte le previsioni di una nuova catastrofe in caso di vittoria dei no".

L’ex Pd conclude: "Spero che il governo tedesco non sia così irresponsabile da arrivare a tanto, e che i governi italiano e francese smettano di essere così subalterni. E da parlamentare italiano vorrei che il nostro governo si impegnasse di più per sostenere l’interesse dell’Italia che in questa fase vuoi dire dare una soluzione sostenibile alla Grecia".

In una intervista a Repubblica Alfredo D’Attorre, esponente della minoranza Dem, unico fra i parlamentari del Pd a ritrovarsi in piazza Syntagma a intonare "Bella ciao" per la vittoria del no al referendum greco, dichiara: “Renzi doveva porsi dalla parte del cambiamento, e invece ancora una volta, dopo Jobs Act e scuola, ha collocato il Pd dalla parte sbagliata. Spero che smentisca Serracchiani, secondo la quale i soldi per il referendum sono buttati via. Una posizione imbarazzante per la concezione della democrazia che esprime".

L’esponente Pd spiega cosa gli resterà di questi due giorni ad Atene: "La dignità composta dei greci, i volti di intere famiglie, e poi il coraggio di Tsipras, capace di mettere in gioco la propria permanenza al potere pur di non tradire il mandato popolare ricevuto". E precisa: "Non sono andato ad Atene per costruire un’altra maggioranza di governo, ma per affermare l’idea che c’è un Pd non d’accordo su questo appiattimento totale sulla Merkel". D’Attorre assicura che rimarrà nel Pd "finché vedo uno spiraglio rimango per battermi contro lo snaturamento definitivo".

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, in un’intervista a Repubblica: "E referendum su quest’Europa sia, anche in Italia. Perché non potremmo tenerlo anche qui?". "Sui trattati internazionali in Italia ad oggi non è possibile – aggiunge -. Ma è stato possibile in Francia sulla Costituzione europea. E sarà possibile in Gran Bretagna sulla permanenza nell`Unione. Siamo in fase di revisione della Costituzione italiana, non esiste alcun tabù. E adesso che la Grecia ha rimesso in discussione questa Europa della burocrazia e del rigore, tutto è possibile".