Governo studia salario minimo, carcere per chi lo viola

L’idea non e’ nuova, ma ora e’ piu’ definita: salario minimo con rischio del carcere per il datore di lavoro che dovesse sottopagare, contemporanea introduzione di forti deroghe ai contratti collettivi nazionali, che sarebbero molto depotenziati. Lo annuncia di fronte a manager e imprenditori il viceministro dell’Economia Enrico Morando, che chiarisce gli obiettivi temporali del governo: perche’ le riforme funzionino dovrebbe durare fino al 2018. Poi sarebbe comunque meglio un nuovo esecutivo guidato da Renzi. Ora che imprenditori e grandi sindacati, pur con forti contrasti interni alla Cgil, si sono accordati sulle norme di rappresentanza ”si potrebbe fare alla svelta una legge sul salario minimo che preveda il carcere per gli imprenditori che non la rispettino”.

Da una parte ci si avvicinerebbe alla Germania dove la norma sta impedendo situazioni al limite dello ‘schiavismo’ dall’altra, dove il limite fosse inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali, questi di fatto non avrebbero efficacia. Forse e’ l’obiettivo principale, con Morando (Pd) che propone ”accordi di secondo livello che possano derogare su tutto, tranne che sulle disposizioni di legge, rispetto al contratto nazionale”. E l’accoglienza e’ buona: la platea del workshop Ambrosetti di primavera, quello dedicato ai temi finanziari, promuove a pieni voti il governo Renzi.

Secondo un sondaggio gestito dagli organizzatori tra un centinaio di partecipanti, il 59% ha un’opinione favorevole dell’esecutivo, con il 44% che esprime un giudizio positivo e il 15% molto positivo. Il 24% si dice neutrale e l’8,5% sfavorevole, diviso in un 5% dal voto negativo e in limitato 3,5% fortemente negativo (‘terrible’ in inglese). Molto meno positive le prospettive future dell’Italia: secondo il 35% della platea di Cernobbio queste sono medie, per il 22% sufficienti e per il 30% basse. Prevedono un futuro buono meno dell’8% degli intervistati, molto buono meno del 3%.

Le richieste principali al governo sono la riduzione della spesa pubblica e del carico fiscale, poi la riforma della giustizia. Morando, con il commissario alla spending review Carlo Cottarelli piu’ silenzioso del solito (”troverete tutto nel documento economico finanziario”), e’ l’unico esponente del governo presente alla due giorni sul Lago di Como e accetta che il suo intervento in lavori strettamente a porte chiuse sia diffuso in sala stampa. Cosi’ parla chiaro: ”Per approvare (anche in Parlamento, ndr.) il complesso della nostra riforma del sistema politico-istituzionale e’ ragionevole pensare che si arrivi alla fine di quest’anno, piu’ facilmente ai primi mesi dell’anno prossimo”, mentre ”per avvicinare il sistema contributivo italiano alla media europea non bastano 10 miliardi, ma ne servono 32-33, soprattutto da tagli alla spesa: sono necessari tre anni se le decisioni vengono prese adesso”. E queste riforme saranno efficaci ”se l’orizzonte del governo si puo’ prevedibilmente sperare sia il 2018”, conclude Morando.