GiustiziaGiusta, perché di (in)giustizia si può morire – di Andrea Lorusso

1. Responsabilità civile dei Magistrati

2. Magistrati fuori ruolo

3. Custodia Cautelare

4. Ergastolo

5. Separazione delle carriere

Eccola, la pietra miliare di una grande riforma che convoglia le migliori sinergie costituzionali per rendere l’ordinamento giuridico più equo e meno inquinato da ingerenze personalistiche, cupidigie e sete di potere da parte di un potere dello Stato. Dopo Tangentopoli, con l’abolizione della immunità parlamentare tout court, s’è creato un vallo, un vulnus istituzionale tra Potere Esecutivo – Legislativo e potere giudiziario. Quest’ultimo, forte della insindacabilità delle proprie opinioni, è diventato alfiere di una Repubblica basata sul giustizialismo e sul selvaggio abuso della leva ordinamentale a scapito di quella Parlamentare.

Anche i magistrati debbono pagare, nel primo punto finalmente si dichiara la responsabilità civile per erronee interpretazioni delle norme o delle prove. Chi viene cagionato da una frettolosa e/o poco accurata sentenza, deve essere risarcito.

Nel secondo punto referendario si cerca di porre freno alla mole di magistrati fuori ruolo, che ricoprendo altri incarichi esecutivi, intasano la macchina giudiziaria rendendola spoglia di un notevole numero di “uomini”, portando alla inevitabile prescrizione una grossa quantità di processi.

Con il terzo quesito si chiede l’arginamento della custodia cautelare, non è possibile che questo strumento diventi l’anticipazione di una pena aleatoria, minando ogni crisma della presunzione di innocenza. V’è stato un vero e proprio abuso, oggi si vorrebbe fosse afflitta per i soli reati di una gravità particolarmente efferata (pene detentive superiori ai quattro anni).

“Fine pena mai” abolito. Nel quarto quesito vengono salvate le prerogative costituzionali della funzione rieducativa del carcere, l’ergastolo è una forma punitiva pura, non rimette in circolo nella società persone “ripulite” dalla dolenza criminale.

Dulcis in fundo, last but not least, la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Giudice giudicante. Non è possibile che vi siano carriere parallele tra le due figure, l’esecutore di sentenza dev’essere terzo davvero rispetto alle parti in gioco. “L’avvocato dell’accusa” deve poter essere equiparato all’avvocato della difesa.

Questo è lo scheletro di un referendum che ha ancora 49 giorni per raggiungere il quorum delle 500.000 adesioni per vedere luce. Mancano meno di due mesi all’affermazione di un voto passabile per rivoluzionario all’interno della nostra democrazia. Roma è stata la culla del diritto, speriamo non diventi la tomba del garantismo.

Twitter @andrewlorusso