Giovani senza lavoro e politici incapaci: chi salverà l’Italia? – di Valentina Veziani

Che le istituzioni ci stiano abbandonando non è una novità; che le tragedie siano in netto aumento nemmeno: lo dimostrano le continue chiusure di grosse aziende, e la “non possibilità” di avere un colloquio di lavoro, nemmeno per le mansioni più umili. Chi ci ha portato a questo punto? Spesso tutti tendiamo a puntare il dito verso coloro che avrebbero dovuto costruire “un sistema politico corretto”… Aggiungo: chi ha votato i politici?

Siamo certamente corresponsabili per avere effettuato delle scelte sbagliate, sfocianti in un sistema politico che, visto i risultati, non ha mai funzionato e continua a non funzionare. Non siamo qui per sentenziare. Siamo qui per spingere a risolvere “il problema” con l’unione di “pensieri costruttivi”. Forse potremmo riuscirci: i padri di famiglia, i piccoli imprenditori, che non hanno più speranza, non devono mollare, perché se si è arrivati al totale fallimento vuol dire che è mancato un grande progetto politico, ma ciò non significa che non ci possa essere una soluzione che lenisca il disagio sociale, dilagante sempre di più, che ormai ci vede tutti “protagonisti” di uno scempio disumano, di un male incurabile: la disoccupazione.

Addirittura nel meridione si registrano dati indicibili: ci sono giovani che, pur di realizzare qualcosa di costruttivo, impegnano il loro tempo con “attività non remunerate”, solo e unicamente per trascorrere o, come si dice ,“ammazzare il tempo”, con la conseguenza che gli unici ad essere ammazzati sono proprio loro: questo calpestamento della dignità deve avere un “the end”.

Non si può continuare ad osservare, senza agire; bisogna utilizzare gli strumenti legittimi che il nostro ordinamento ci mette a disposizione ; è tempo di riprendersi la dignità tolta. “Loro” hanno compensi molto alti, però “noi” portiamo in alto la bandiera della dignità e della speranza. Le idee, i tentativi di realizzare qualcosa non potranno essere calpestati dall’incompetenza, dall’insipienza o, peggio, dalla mala fede di chi è preposto al governo della cosa pubblica. Che ognuno faccia il proprio lavoro, e, se non è in grado di farlo, dia spazio a chi ha il coraggio e la “volontà” di cambiare le cose, non con le parole bensì con i fatti.

Temporeggiare non serve a niente, ridateci il nostro “spazio-tempo” perché ogni istante è prezioso, ogni minuto può salvare una nuova idea. Siamo stanchi di sorbire comizi inutili, promesse finalizzate al nulla assoluto. Oggi vogliamo “un regime di pensiero rinnovato”, perché l’Italia è stanca di stare in ginocchio! Abbiamo voglia di rialzarci e di correre insieme alle nostre idee, piene di valori e di ideali.