Giornali italiani all’estero, Crimi: “La vera sfida è il web”

“Internet permette di abbattere i confini del mondo, non c'è più l'idea della comunità isolata che tramite uno strumento di informazione cartaceo riceve le informazioni”

Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, intervenendo alla plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, in corso alla Farnesina, ha detto: “Non c’è un odio o un ‘non amare’ i giornalisti da parte di questo governo, ma quello che ho visto è forse il contrario: da parte di taluna stampa italiana c’è un’avversione, a volte indiscriminata, nei confronti del governo. Oggi il governo sta reagendo”.

“A volte si dimentica di vedere l’origine della situazione – prosegue Crimi -. E’ nata prima la reazione del Movimento 5 Stelle alla stampa o prima l’azione di taluna stampa nei confronti del governo?”.

“La sfida per la stampa italiana all’estero è la rete”, ha detto ancora Crimi, “quella è la nuova sfida, come ha detto qualcuno di voi anche qui. Internet permette di abbattere i confini del mondo, non c’è più l’idea della comunità isolata che tramite uno strumento di informazione cartaceo riceve le informazioni, ma quella che in tempo reale è sempre connessa con il proprio paese”.

“Quando parliamo di tagli dei fondi all’editoria non parliamo di tagli dei fondi al pluralismo, ma della revisione delle modalità in cui questi fondi vengono utilizzati, non più nel finanziamento diretto agli editori ma in altre forme, ad esempio finanziando i lettori affinché acquistino prodotti editoriali o forme di partecipazione per incentivare la cultura del pluralismo”.

Secondo Crimi “il mondo della stampa è in profondo cambiamento, c’è stato anche un cambiamento nell’approccio da parte dei lettori, e deve esserci un cambiamento anche nell’approccio da parte delle modalità di finanziamento”.

“Oggi vengono finanziati gli editori, che usano i fondi per rivedere i loro bilanci e tenere in piedi l’azienda. Se vogliamo stimolare la ricerca di informazioni dobbiamo trovare altre modalità. Non è finanziando la produzione di giornali che noi finanziamo la cultura del pluralismo e dell’informazione. La scommessa è trovare altre forme”.