Si fa un gran parlare in questi giorni di tagli alla rete consolare, di chiusura di ambasciate e di Istituti Italiani di Cultura all’estero. Intanto, i nostri diplomatici continuano a guadagnar fior di quattrini, mentre ai connazionali vengono eliminati servizi di enorme importanza. Tant’è.
A proposito di soldi che escono dalle casse dello Stato e vanno all’estero, non possiamo dimenticarci dei contributi all’editoria. Sì, anche i giornali italiani all’estero infatti godono di importanti contributi statali. Questo è un tema che divide: c’è chi vorrebbe eliminare i contributi in maniera definitiva, chi vorrebbe che il meccanismo di assegnazione dei fondi fosse riformato, e c’è anche chi vorrebbe che le cose restassero così come sono. Intanto i contributi ci sono e i quattrini continuano a sgorgare da parte della Presidenza del Consiglio.
Proprio la Presidenza del Consiglio ci fornisce dei dati interessanti. La storia è vecchia, i numeri – è vero – si conoscono. Ma per rinfrescare la memoria ai nostri lettori – in particolar modo in tempi di crisi – ecco qualche numero.
Fra i quotidiani italiani editi all’estero, troviamo America Oggi (Usa), che nel 2011 ha ricevuto contributi per quasi 2 milioni di euro: 1.948.145,56 euro, per la precisione. C’è poi Il Globo (Australia), che nello stesso anno ha incassato contributi per 1.501.047,52 euro. Il Globo, però, oggi non è più quotidiano e non avrebbe più diritto a un tale contributo: potrebbe accedere ai contributi per i periodici (li vedremo più avanti in questo articolo).
Sempre fra i quotidiani, c’è il Corriere Canadese, distribuito in Canada ovviamente: 1.266.106,40 euro. Il quotidiano è a rischio chiusura perché il contributo non è stato rinnovato.
697.562,94 euro sono andati alla Voce del Popolo (Croazia), 377.699,76 a Gente d’Italia (Usa) e 181.450,96 a La Voce d’Italia (Venezuela). Il contributo a La Voce d’Italia è stato tolto e così il quotidiano – per ora, almeno – lavora solo sul web.
Questo per quanto riguarda i quotidiani, appunto. Poi ci sono i contributi per la stampa periodica italiana oltre confine, per le “testate edite in Italia e diffuse prevalentemente all’estero”. In questo caso a farla da padrone è L’Italiano, con 220.334,15 euro. C’è poi l’Aise, agenzia di stampa diretta da Giuseppe Della Noce, che nel 2011 ha preso € 54.880,48; Sogedi, editore dell’Aise, ha incassato inoltre 34.628,69 per il suo Notiziario Flash.
La somma totale dei contributi destinati a questa categoria è di 619.748,27 euro.
Per concludere, ci sono i contributi destinati ai periodici editi e diffusi all’estero. Ben 82 testate, che ciucciano allo Stato quasi 1 milione e mezzo di euro: 1.446.079,30. Fra queste, La Pagina (Svizzera), che riceve 64.824,05 euro; Insieme (Canada), € 56.254,92; Giornale Italiano De Espana, € 46.631,96; Corriere Italiano (Canada), € 60.769,51.
Dunque, ricapitolando: i quotidiani italiani all’estero hanno ricevuto nel 2011 – euro più, euro meno – 6 milioni. Quelli editi in Italia e diffusi oltre confine, 619.748,27 euro. Quelli editi e diffusi all’estero, 1.446.079,30 di euro. Per un totale di circa 8 milioni 120 mila euro. Questi sono semplici dati, ufficiali, pubblici, a cui chiunque può accedere.
Come detto all’inizio, il tema dei contributi all’editoria divide. C’è chi dice – prove alla mano – che l’Italia non è il solo Paese a garantire contributi all’informazione; altri sostengono che in ogni caso 8 milioni sono una goccia nel mare del bilancio dello Stato italiano. D’accordo. Tuttavia, rimangono alcuni interrogativi. Per esempio: è ancora necessario foraggiare la stampa nell’epoca del digitale? Una informazione interessata agli aiuti di Stato, non sarà sempre e comunque piegata al potere, in maniera più o meno evidente? E ancora: 8 milioni di euro saranno pure una goccia nel mare, ma quante cose si potrebbero fare a favore dei connazionali con quei soldi? Pensate per esempio che per il rinnovo dei Comites, che dovrebbe avvenire nel 2014, sono stati stanziati 2 milioni appena: e parliamo di elezioni che riguardano organi istituzionali, presenti sul territorio, vicini ai connazionali (anche se non sempre è così, a dire la verità).
Tanti editori vanno avanti con spirito di sacrificio e buone intenzioni, con onestà. Qualcuno, su questi contributi, ci mangia pure. Ma le mele marce esistono ovunque, l’importante è eliminarle. Al di là del ruolo sociale di un giornale, non sarebbe meglio cancellare questi contributi una volta per tutte, in modo tale che restino in vita solo quelle testate capaci di stare sul mercato, fra pubblicità, abbonamenti e vendite? Lo stesso vale naturalmente per i giornali in Italia.
In conclusione, ribadiamo: con l’avvento delle nuove tecnologie, con internet, tablet e smartphone, è ancora conveniente spendere milioni di euro in carta stampata? Forse anche per questo la nuova legge prevede contributi alle testate cartacee che pian piano passeranno al digitale. Ecco, a quanto pare anche il nostro Paese si è deciso una buona volta a guardare al futuro. Restano penalizzate, tuttavia, quelle testate giornalistiche che sono nate sul web e che fino adesso non vengono prese in considerazione per ciò che riguarda aiuti statali, pur svolgendo in molti casi lo stesso lavoro – se non ancor più impegnativo, visto il tempo reale – delle testate tradizionali.
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