Gabriele Muccino, un regista che ha dato forma all’amore – di Valentina Veziani

Gabriele Muccino, attore e sceneggiatore italiano, nato a Roma il 20 maggio del 1967, nella culla dell’arte e della cultura. Dopo il diploma abbandona l’università per lavorare come assistente alla regia per Pupi Avati e Marco Risi. Negli anni 90′ frequenta i corsi di regia del centro Sperimentale di Cinematografia ed inizia a realizzare cortometraggi e docu-fiction per la RAI, dove iniziano le prime esperienze col mondo della regia, sempre in ambito delle produzioni RAI.

Nel 1998 dirige il suo primo lungometraggio “Ecco fatto”, una commedia d’amore che gli fa vincere la targa ANEC, come miglior regista dell’anno. Nel frattempo cura la regia di molti spot pubblicitari. Nel 1999 firma il suo secondo film “Come te nessuno mai”, presentato al festival del cinema di Venezia, candidato all’European Film Award. Nel 2001 esce nelle sale cinematografiche “L’ultimo bacio” che fa letteralmente innamorare l’Italia intera, regalando al regista il David di Donatello per la regia e il premio del pubblico Sundance Film Festival. Nel 2002 dirige “Ricordati di me”, candidandosi, a pieno titolo, come uno dei più brillanti registi italiani.

Poi iniziano le riprese di “La ricerca della felicità”, con il grande interprete Will Smith; l’attore statunitense ha apprezzato molto Muccino e la sua grande professionalità, scegliendolo come regista. Il successo del film spalanca all’artista romano le porte di Hollywood e nel 2008 gira il capolavoro “Le sette anime”, con Will Smith, riscuotendo grande successo di pubblico.

Dopo l’esperienza americana, Muccino ritorna in Italia per girare “Baciami Ancora” e, nuovamente, non sbaglia un colpo: riscuote grandi assensi.

L’ultimo suo capolavoro è “Quello che so sull’amore”, interpretato da un cast d’eccezione: Gerard Butler, Jessica Biel, Uma Thurman, Catherine Zeta-Jones, Dennis Quaid, Sean O’Bryan, Ritchie Montgomery, Nicky Buggs, James Tupper, Judi Greer.

Gabriele Muccino nasce come regista che, attraverso una semplice pellicola, è riuscito a trasmettere al “grande pubblico” valori inestimabili, principi sani, smascherando quella falsa ipocrisia che si cela dietro quel bigottismo mentale che acceca anche le menti più brillanti, superando gli stereotipi imposti da una società talvolta cieca davanti al cambiamento.

Prima di essere un regista, è un grande raccontatore di storie d’amore, dove il bene e il giusto prevalgono all’unisono, dove una carezza ha il potere di cambiare il mondo, dove l’amore è il motore della vita, parte integrante dell’essere umano.

Muccino ha sempre parlato d’amore nei suoi capolavori, perchè è riuscito a toccare le corde più profonde dell’animo di ognuno.

L’opinione del pubblico di Muccino è concorde nell’affermare (visti gli assensi) che un regista non è solo colui che si avvicina ad un “prodotto”, bensì è colui che di quel prodotto sa coglierne i difetti, tramutandoli in opere d’arte, degne di essere apprezzate. La sua genuinità, espressa in ogni suo lavoro, lo ha reso un artista degno di stima.

Un regista non è solo colui che si cela dietro le telecamere, ma fa parte di quel progetto nella sua totalità, toccando la custodia più nobile dei sentimenti: “l’anima”, impercettibile al tatto, ma dimora di un patrimonio senza pari, “l’amore”.

Moltissimi registi hanno saputo regalare al pubblico sensazioni quasi idilliache, ma pochi sono riusciti a trasmetterci un messaggio importante: “Non si muove una foglia senza la carezza del vento, tutto ruota attorno all’amore”.

Muccino è riuscito a ricevere il premio più ambito: l’amore del suo pubblico. E’ come se ogni suo film ci comunicasse qualcosa, rimanendo nella mente di ognuno, come marchio a fuoco, dicendoci quasi: “ricordati di me”.

Gabriele Muccino ha sempre dimostrato di essere un uomo legato ai valori della vita, quelli che ti fanno emozionare, che ti fanno gioire per una buona parola, che ti fanno godere dell’intensità di un nuovo giorno, perchè uno dei riflettori che gli ha regalato maggiore successo è quello della vita.