Forza Italia, processo irreversibile: indietro non si torna – di Gabriele Polizzi

Il giorno dopo la decisione ufficiale di Silvio Berlusconi e dell’Ufficio di presidenza del PdL di tornare a Forza Italia, con l’azzeramento di tutte le cariche del Popolo della Libertà e il timone di comando nelle mani del Cavaliere, gli esponenti azzurri continuano a confrontarsi a colpi di interviste, dichiarazioni e comunicati stampa.

I “lealisti”, quelli più vicini all’uomo di Arcore, sono naturalmente molto contenti del ritorno allo spirito del ’94: “sarà ancora una volta Berlusconi a guidare il centro destra – commenta Alessandra Mussolini, senatrice PdL – con rinnovato vigore e con la consapevolezza di dover agire giorno per giorno per alzare una barriera sempre più forte contro l’aumento della pressione fiscale e lo strapotere dello Stato sui cittadini e le imprese”. Non si torna indietro, il futuro è Forza Italia: “il dado è tratto e il processo è irreversibile”.

Daniela Santanchè, berlusconiana doc, in una nota scrive: "Da ieri gli elettori liberali di centrodestra hanno una certezza: una forza orgogliosa è tornata più motivata che mai a difendere i valori della giustizia giusta, della libertà di impresa, della competitività, dello sviluppo, della ricrescita. Silvio Berlusconi leader di Forza Italia è l’unico antidoto allo sconfittismo depressivo di una sinistra che ad ogni male sembra conoscere un solo rimedio: le tasse". Ed ecco il pensiero di Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera: “La giornata di ieri segna un passaggio di enorme importanza. Il ritorno a Forza Italia, la centralità del leader Silvio Berlusconi, l’impegno ribadito per le riforme liberali, a partire dall’economia e dal necessario calo di spesa pubblica e tasse. Forza Italia – ha aggiunto – può essere la grande casa di tutti quelli che si riconoscono in questi obiettivi: presidenzialismo e bipolarismo, grande riforma della giustizia nell’interesse di tutti i cittadini, accelerazione riformatrice su fisco ed economia”.

Ovviamente, c’è anche chi non è così felice di dire addio al PdL. E’ il caso, per esempio, di Carlo Giovanardi, che spiega: “La mia assenza all’Ufficio di Presidenza è motivata dal totale dissenso sulla proposta di estinguere il PdL, partito democratico, popolare, di ispirazione cristiana, costola italiana del Partito Popolare Europeo, di cui come Popolari Liberali siamo stati cofondatori, per tornare a Forza Italia di cui non abbiamo mai fatto parte”. “Per quanto mi riguarda – ha aggiunto il senatore azzurro – la spaccatura non è componibile se non in un quadro di comune appartenenza al Centro Destra, alternativo alla sinistra, in cui possono felicemente convivere Forza Italia presieduta da Silvio Berlusconi e il PdL con segretario Angelino Alfano”. Già, che fine ha fatto Alfano? E’ proprio lui a guidare la cordata dei “governativi”. Ma da ieri non è più segretario azzurro, visto che tutte le cariche – come detto – sono state azzerate. Gianfranco Rotondi, uno dei promotori del gruppo dei lealisti del Pdl-Fi, la spiega così: “Berlusconi non ha spodestato Alfano, semplicemente ha ripreso la guida del partito che aveva lasciato per l’impegno di governo. Ora l’impegno di governo è di Alfano". Semplice.

Intanto il confronto continua. Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme, continua a sostenere che è sbagliato scaricare sul governo la tensione del Cav e del PdL per la vicenda decadenza da senatore di Berlusconi, il quale “va difeso”, perché “in questi anni ha subito una vera e propria persecuzione giudiziaria”; ma va difeso “non scaricando la tensione sul Paese, ma coniugando questo problema con la necessità di riforme essenziali, anche di quella, dirimente, della giustizia". In altre parole nel Pdl "il nodo da sciogliere" e’ il rapporto con il governo: "io credo che aprire una crisi in questo momento sarebbe devastante, altri pensano che il governo non sta facendo il bene del Paese". Qui "c’e’ lo spazio per un confronto" anche perchè "noi stiamo tutti nel centrodestra e ci stiamo con tutti e due i piedi e con il cuore".

Si attende per ogni decisione definitiva il consiglio nazionale del PdL, previsto per l’8 dicembre. Un appuntamento che si annuncia fondamentale per capire davvero quale destino attende il maggior partito del centrodestra. Giancarlo Galan lancia un messaggio forte e chiaro: “Tutti dicono di voler tenere unito il Pdl, facciamo in modo che resti unito. Non si chiamerà più PdL, ma dovrete abituarvi tutti a chiamarlo di nuovo Forza Italia". Alfano? “Se non e’ d’accordo, se ne farà una ragione, altrimenti sceglierà quello che dovrà scegliere. Nasce Forza Italia, tutto il PdL ci si trasferisce". Qualcuno dissente? “Le novità sono importanti e qualcuno non le digerisce".