La tregua tra Mario Monti e Pierluigi Bersani e’ durata l’espace d’un matin. Al Professore che lo invitava a fare una scelta chiara all’interno del suo polo per dimostrare di essere davvero interessato al dialogo con i centristi, il segretario del Pd ha risposto secco che Vendola non si tocca. Non ha torto Francesco Rutelli quando osserva che il non aver fatto prima del voto l’accordo tra Pd e Scelta civica si sta rivelando un boomerang per entrambi. I sondaggi infatti sono abbastanza concordi nel prevedere che il centrosinistra non riuscira’ ad ottenere la maggioranza al Senato. In tal caso i voti dei montiani saranno determinanti per formare il governo. Secondo il democratico Beppe Fioroni, Vendola avra’ il buon senso di capire che un’intesa sara’ l’unica via per salvare una legislatura che rischia di nascere zoppa. La difesa a spada tratta che un po’ tutti i democratici fanno dell’alleanza con Sel dovrebbe servire a convincere il governatore della Puglia che non c’e’ nessuna trappola nascosta, nessuna intenzione di abdicare alle riforme di sinistra. Ma e’ pur vero che la difesa, per essere credibile agli occhi del leader di Sel, dovrebbe incrociarsi con un atteggiamento piu’ conciliante del premier. Invece non e’ cosi’. Monti ripete ogni giorno che collaborera’ solo con chi dimostra di volere davvero le riforme, nessuno escluso (nemmeno gli uomini del Pdl, sembra di capire). Il suo schema e’ una nuova Grande coalizione per varare le riforme istituzionali, la legge elettorale e completare l’agenda del governo tecnico. Il Professore e’ giunto ad auspicare che il futuro governo possa reggersi sull’ossatura del suo movimento (il che non e’ ovviamente accettabile per i democratici).
Vendola coglie l’insidia di una nuova ascesa dei tecnici in un quadro di stallo (la ‘palude’) e proprio per questo motivo dice che accordi con Monti non ci saranno ne’ ora ne’ mai: i rispettivi programmi sono incompatibili. In realta’ non dovrebbe essere proprio cosi’, alla luce del realismo di cui ha dato prova alla guida della regione Puglia: ma e’ chiaro che il leader di Sel ha necessita’ di mostrare bandiera per lanciare tutta una serie di messaggi. Il primo e’ al suo elettorato che in parte rischia di essere catturato da Antonio Ingroia: all’ accusa di aver ceduto alle sirene dei poteri forti e dell’ eurocrazia, Vendola risponde con il programma della sinistra di governo uscito dalle primarie. Un modo per ricordare a Bersani che un accordo mutilato si tradurrebbe nella rottura dell’ alleanza. Rottura da addossare tutta al Pd. E poi con la storia dell’incompatibilita’, il governatore della Puglia sbarra indirettamente la strada ad un’eventuale candidatura di Monti al Colle. Il concetto e’ quello di chiedere per chi vincera’ le elezioni, in qualunque misura, le cariche chiave della nuova legislatura, considerata anche la fine del settennato di Giorgio Napolitano.
Proprio perche’ si rende conto di non essere sufficientemente forte, il Professore tiene in caldo l’ipotesi delle larghe intese. Come hanno fatto capire Fini e Casini, il nuovo soggetto politico non ha interesse a risultare semplicemente aggiuntivo al centrosinistra, una ‘corrente del Pd’ come ironizza Oscar Giannino. Una nuova Grande coalizione per uscire dalla crisi bilancerebbe meglio i rapporti di forza e potrebbe reggersi solo su un governo tecnico, magari con una coloritura piu’ politica come si era immaginato all’inizio delle trattative per l’esecutivo Monti.
Queste ipotesi sono fantapolitica, decreta Vendola. Pero’ bisogna ricordare il ‘taglio delle ali’ per cui si batte il Professore sostenuto dall’Europa. Da Bruxelles giungono segnali di preoccupazione per il risultato delle elezioni. Berlusconi dice che Monti e Bersani hanno confessato l’inciucio: lo fa proprio perche’ eventuali larghe intese dopo il voto potrebbero dimostrare che la destra ha ancora una funzione di argine. Gli alleati del Cavaliere non si spiegano il fuoco amico che li bombarda con il pretesto del voto utile. Ignazio La Russa e’ il piu’ allarmato ma anche Roberto Maroni ha avuto i primi screzi con il Cavaliere. Ferite che potrebbero essere sanate solo dal sorpasso in cui Berlusconi crede in base ai suoi sondaggi. In realta’ gli altri istituti di ricerca sono concordi nel segnalare ben altri elementi di frammentazione: l’ascesa impetuosa di Beppe Grillo, il sorpasso di Ingroia su un Vendola che non copre sufficientemente a sinistra il Pd, lo stallo dei centristi ridotti a quarta forza dopo il Movimento 5 Stelle. Tutti ingredienti che non parlano certo di governabilita’.






























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