Fini e compagni? Nessun rimpianto per quella gente – di Andrea Verde

Due parole su Gianfranco Fini, visto che esce il suo libro in questi giorni. Io fui tra quelli che, per un breve periodo, provò a seguirlo. Collaborai con Farefuturo, Libertiamo e il Futurista. Speravo che si volesse seguire la strada tracciata da Nicolas Sarkozy e che vi fosse spazio per persone con idee e voglia di fare (visto che AN e PdL erano comunque partiti pieni di raccomandati e di cialtroni). Devo dire di essere rimasto molto deluso: Fini si circondò di gente come Perina, Granata, Di Biagio, tutta gente con idee confuse, preoccupati solo della propria carriera.

Italo Bocchino non fu all’altezza di guidare Fli, Mirko Tremaglia venne emarginato. Della Vedova, che doveva rappresentare l’eccellenza culturale, visto il nulla degli altri, si comportò come un capo-bastone di demitiana memoria: si preoccupò di salvare il suo seggio e di piazzare i suoi galoppini da qualche parte… Per un breve periodo gravitarono nell’area finiana anche alcuni politologi soliti dire una cosa al mattino e il contrario la sera: pensavano di dettare la linea e di ricevere onori. Furono (fortunatamente) spernacchiati dai pochi militanti ed emigrarono verso altri marciapiedi.

Idee? Nessuna. Solo tanta confusione e tanta banalità. Capaci di sposare ogni causa che puzzasse di "politicamente corretto" si schierarono con le femministe del "Se non ora quando?", salirono sui tetti, furono favorevoli alle quote rosa, sognavano la "generazione" Balotelli (finchè questi non approdò al Milan dell’odiato B.), terzo-mondisti, più che sarkozysti sembravano degli hippy moderni un po’ridicoli. Granata e Perina si sentivano giovani e belli e si misero pure a trasformare la politica in rap, esibendosi in una fantozziana esibizione davanti a militanti sempre più disorientati davanti a tanta idiozia.

Alla fine ci fu la guerra del parmigiano: pare che le "first lady" de noantri (Perina e Moroni) nel momento del commiato, si presero a forme di parmigiano in faccia. Il Secolo, il memorabile giornale che sotto la direzione della Perina stampava ventimila copie e ne vendeva duecento (ma tanto pagava Pantalone), chiuse i battenti o meglio passò nelle mani degli amici di Gasparri e continuò a vendere duecento copie al giorno.

Alla fine con Casini si presentarono da Monti e formarono la più ridicola alleanza politica mai vista in Italia (che pure alle pagliacciate è avvezza): Fini, Perina, Granata, Raisi furono spazzati via, senza che nessuno li rimpiangesse. Si salvò Della Vedova, ma non i suoi portaborse, e il furbo Di Biagio, che avendo in mano i patronati Enas non aveva problemi di avere idee…

A me resta l’incazzatura di aver sprecato tanto tempo, speso soldi miei ed aver fatto tanti viaggi a Roma o a Mirabello conoscendo politici di pessima qualità capaci solo di parlarsi addosso e di non ascoltare nessuno. Nessun rimpianto per quella gente.