Expo, Maroni indagato: ‘sereno e sorpreso’, ma si apre caso politico

Una questione giudiziaria irrompe, di nuovo, nella politica regionale lombarda. E’ il governatore Roberto Maroni a essere chiamato a rispondere di presunti favori nell’assegnazione di due incarichi di lavoro collegati all’Expo, un anno e mezzo dopo che si e’ insediato nell’ufficio di Roberto Formigoni, che venne mandato a casa prima della fine del mandato per una serie di scandali.

"Sono assolutamente sereno e, allo stesso tempo, molto sorpreso – ha dichiarato Maroni, accusato di concussione per induzione -: per quanto a mia conoscenza, e’ tutto assolutamente regolare, trasparente e legittimo".

L’ex segretario della Lega Nord ha fatto sapere anche di essersi "reso immediatamente disponibile agli uffici del procuratore per chiarire la regolarita’ e correttezza della questione".

Martedì Maroni dovrebbe riferire sulla questione davanti al Consiglio regionale, come chiesto dalle opposizioni, che invece vedono nell’inchiesta avviata dalla Procura di Busto Arsizio (Varese) un cattivo presagio. Se infatti sul piano giudiziario resta da capire se ci saranno sviluppi, sul piano politico le perquisizioni dei carabinieri del Noe al 35/o piano di Palazzo Lombardia, nell’ufficio del governatore e del capo segreteria Giacomo Ciriello, indagato con la stessa accusa, hanno aperto un capitolo di sospetti.

Da una parte tutta la maggioranza di centrodestra (Lega, FI, Ncd, Lista Maroni, Fdi, Pensionati e Misto) ha dettato parole di fiducia e solidarieta’, con comunicati congiunti: "Esortiamo il presidente a proseguire con tenacia e volonta’", hanno detto gli assessori e sottosegretari. Per i loro capigruppo, peraltro, si e’ di fronte a "un’ipotesi di reato per la quale non esiste una giurisprudenza consolidata e che presenta contorni difficilmente identificabili".

Dalla Lega, il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha parlato di un provvedimento "assolutamente immotivato" nei confronto di Maroni. "Sempre garantisti", le parole di Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda di Forza Italia.

Sull’altro fronte, il Movimento 5 Stelle ha pero’ colto la notizia dell’informazione di garanzia a Maroni per confermare i suoi dubbi sulla gestione delle consulenze in Regione e sui rapporti fra politica ed Expo. Secondo il capogruppo Giampietro Maccabiani, che nel caso di un rinvio a giudizio ha chiesto gia’ le dimissioni del governatore leghista, "la Lombardia e’ un serraglio di scandali che imbarazza il Paese: nei fatti, la Regione guidata da Maroni si sta dimostrando identica a quella di Formigoni". "Per quanto ci riguarda – hanno assicurato i capigruppo del Pd, Enrico Brambilla, e del Patto Civico, Lucia Castellano – ci sentiamo sin d’ora impegnati a vigilare attentamente su cio’ che sta accadendo. Attendiamo quindi gli sviluppi della vicenda pronti, nel caso, ad assumere ulteriori iniziative".