Elezioni Comites, una occasione da non perdere

“E’ forte il rischio che le imminenti elezioni dei Comites registrino una bassa partecipazione, sia per i brevi tempi con cui sono state indette sia per le modalità di realizzazione previste per l’iscrizione nei registri degli elettori, sia perché esse avvengono a distanza di 10 anni dalle precedenti a causa dei continui rinvii decisi da di versi governi. Un sentimento di sfiducia si registra da alcuni anni dentro le nostre collettività emigrate e riguarda non solo l’attività dei Comites, ma anche quella del Cgie e dei parlamentari eletti all’estero. E’ in discussione la  reale incisività e capacità delle diverse forme di rappresentanza di far valere le rivendicazioni di basilari diritti e le opportunità, più volte richiamate, anche se con scarsi esiti, legate alla presenza di una vasta comunità di italiani all’estero”. Così si legge in una nota FIEI – Filef e Istituto Fernando Santi.

“In occasione dell’elezione dei Comites, il 19 dicembre prossimo, saranno passati 7 anni dall’inizio della più grave crisi economica dell’ultimo secolo, secondo alcuni, perfino peggiore di quella del 1929. Una crisi dai disastrosi effetti sociali soprattutto a causa dalla rinuncia della politica a svolgere il suo ruolo(in particolare in Europa e in Italia),con scelte di tagli indiscriminati dei bilanci pubblici , con   gli errori della grande finanza fatti pagare soprattutto ai lavoratori, dipendenti ed autonomi, ai giovani, alle famiglie. Si vuole imporre addirittura una riduzione generalizzata dei diritti del mondo del lavoro dando ad intendere che sia, quasi, il toccasana per superare la crisi e rilanciare l’occupazione. La  crisi ha accentuato  la crescita sensibile della nuova emigrazione giovanile a cui si va aggiungendo l’emigrazione di intere famiglie e di persone che non sono più giovani.

La situazione occupazionale è gravissima  con livelli ufficiali di disoccupazione di oltre il 44% tra i giovani e del 13% in generale. Dati che, se si tenesse conto di coloro che il lavoro non lo cercano più, porterebbero il reale livello di disoccupazione complessiva intorno al 25%, un livello mai riscontrato nella storia del nostro paese. Si moltiplicano gli interventi che ricercano nella fuga dal nostro paese l’unica soluzione per trovare un lavoro. Ricomincia, a 40 anni di distanza, il reclutamento diretto di lavoratori in Italia da parte di agenzie governative di diversi paesi, a partire dalla Germania.

La Fiei – Filef e Istituto Fernando Santi , ritiene che di fronte a questa situazione, vi sia da porre una grande attenzione alla questione della nuova emigrazione fornendo risposte efficaci ed immediate. Lo deve fare il governo e lo deve decidere anche  il Parlamento Ambedue  hanno la responsabilità del  rilancio degli investimenti pubblici e privati nel nostro paese, per una politica attiva a favore dell’occupazione e quindi per la messa in discussione degli accordi comunitari sul pareggio di bilancio e sul Fiscal Compact. Le  politiche neoliberiste non hanno pagato. Il paese ha bisogno di un serio cambiamento nella cultura delle forze politiche che  non è ancora  dietro l’angolo. Se non si cambia, nel  frattempo,  gli esiti della crisi implicheranno un’emorragia  ulteriore di dimensioni molto consistenti , di capitale umano dal nostro paese.

Ciò costituisce un elemento di ulteriore differenziale sociale ed economico che saremo costretti a pagare a favore di altri paesi e di altri sistemi economici nazionali. Europa non può restare una vuota parola ed è ora il momento di avviare istituzioni democratiche comuni che  decidano  per i popoli europei.

E’ indispensabile, per le sorti future dell’Italia, che la  nuova emigrazione non sia definitiva e  che vengano mantenuti vincoli e relazioni importanti con le centinaia di migliaia di italiani che hanno lasciato l’Italia negli ultimi anni e con gli altrettanti che si apprestano a farlo. Può essere questo un modo per far sì che gli investimenti fatti dalle nostre famiglie e dal nostro paese non vadano definitivamente perduti. Questo è l’impegno a cui dobbiamo essere in grado di chiamare con molta forza  le istituzioni, le forze politiche, economiche e sociali.

Come organizzazioni di rappresentanza sociale ed associativa dell’emigrazione italiana in tante sue articolazioni, dobbiamo essere in grado di intercettare la grande potenzialità rappresentata dalle tante persone in mobilità, innanzitutto offrendo occasioni di orientamento e di assistenza, ma anche opportunità di valorizzazione delle loro capacità culturali, delle loro competenze sociali, professionali, umane e politiche.

Le prossime elezioni dei Comites costituiscono un’occasione da cogliere con convinzione. Oltre alle centinaia di migliaia di nuovi italiani all’estero registrati dall’Aire negli ultimi 5 anni, vi sono in giro per l’Europa e per altri paesi oltre mezzo milione di persone non iscritte nei registri dell’Aire, che si vanno insediando all’estero e che non potranno iscriversi, anche volendolo, nei registri elettorali. Nei prossimi anni, questo numero crescerà considerevolmente, modificando la struttura demografica delle nostre collettività emigrate. Non possiamo attendere altri 5 anni per dare spazi di rappresentanza a questa nuova realtà.

La FIEI- Filef – Istituto Fernando Santi ritiene che sia innanzitutto responsabilità prioritaria delle diverse  organizzazioni dell’emigrazione operare unitariamente per costruire liste che valorizzino i rappresentanti della nuova emigrazione, a partire da coloro che hanno espresso momenti significativi di auto organizzazione e di partecipazione e non soltanto limitandosi ad  inserire “qualche giovane” nelle liste. L’occasione che si presenta  non va perduta in quanto  può costituire l’elemento di rilancio e, insieme  di rinnovamento della rappresentanza, del vasto mondo associativo.

Assieme all’indicazione a costruire liste unitarie espressione della società ed all’invito a far iscrivere il maggior numero di elettori nei registri consolari, questo è l’orientamento che intendiamo trasmettere alle organizzazioni della nostra rete e a quelle con cui storicamente si sono costruiti importanti momenti di collaborazione e di lavoro comune. La sollecitazione è ad evitare  di svolgere  un ruolo  meramente corporativo, conservatore  quale in diversi ambiti  si vorrebbe che venisse interpretato dal mondo delle organizzazioni degli italiani all’estero, ma  di tenere insieme la vecchia emigrazione che si rinnova e  traguarda al futuro il suo impegno, con la nuova oggi alla prese con problemi che vanno affrontati e risolti.

Si possono e dobbiamo  aprire dentro le nostre collettività nuovi spazi decisivi di confronto e di interlocuzione nel dibattito nazionale , internazionale ed europeo, in specie.

Siamo dunque chiamati ed obbligati ad una ulteriore prova di responsabilità e di maturità. Dal suo esito dipenderà molto anche la capacità di restare in campo, in quanto associazionismo, come soggetto autorevole della rappresentanza sociale  dell’intera realtà degli italiani all’estero”.