Ecco perché non applaudiamo l’elezione di Mattarella – di Mario Galardi

L’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica non ci piace, incominciando dal metodo con il quale è stato eletto. Per mesi abbiamo ascoltato Renzi affermare che “le regole dello Stato si fanno insieme”. Poi all’improvviso, su sua designazione unilaterale, il candidato irrinunciabile è diventato Mattarella. Dal momento che non esiste maggior arbitro e garante delle regole generali della Repubblica, che il suo Presidente, Renzi ha sbugiardato se stesso ed ha compiuto una manovra furbesca, dalla quale, pur se vincente, esce con una credibilità menomata. La lista si allunga. L’altro ieri ha scaricato Bersani, ieri ha pugnalato Letta, oggi ha gabbato Berlusconi. Si può pensare che un domani incontrerà qualcuno che gli presenterà il conto.

Quanto all’elezione del presidente, vale la pena di ricordare che il centrosinistra alle ultime elezioni politiche conquistò il premio di maggioranza avendo ottenuto solo il 29,55% dei voti, contro il 29,18% del centrodestra. Il premio di maggioranza, per come era assegnato, è stato poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta, con il voto del proprio Mattarella. Eppure oggi i parlamentari eletti grazie anche a quel premio di maggioranza, dopo aver scelto tra le loro fila i presidenti delle due Camere e convalidato il premier, hanno eletto presidente della Repubblica un appartenente alla propria parte politica.

Mattarella è una persona civilissima, sobria, riservata e degna di stima. Ma non è questo il punto. Mattarella è stato fondatore dell’Ulivo e del PD, e dal 1987 ha fatto parte di ben sei governi del centrosinistra. Ci dobbiamo domandare quale diritto abbia un partito che ha avuto meno del 30% dei voti, di scegliere senza condivisione anche la più alta carica dello Stato. Non esiste sofisma giuridico che ci possa convincere che questa sia reale democrazia.

Dopo la strumentale marginalizzazione di Berlusconi, che all’interno della politica italiana è sempre rimasto un corpo estraneo, nei saloni dorati e affrescati della Capitale un fremito di paura lo aveva provocato solo Grillo. Ma ormai, visto che il suo movimento ha perduto vigore, tra gli scranni del Parlamento è tornata la tranquillità e il balletto della politica può continuare. Se Renzi era stato salutato come un’indubbia novità, l’elezione di Mattarella sembra dimostrare che poco o nulla è cambiato. Comunque non resta che sospendere il giudizio, ed attendere la prova dei fatti.

L’elezione di Mattarella ha dimostrato la spregiudicatezza e l’abilità politica di Renzi che, almeno per ora, ha riunificato il Pd, e lascia indebolita Forza Italia, che però ha mantenuto un atteggiamento coerente. Invece il Ncd ha fatto una pessima figura, perchè prima si è opposto, e all’ultimo minuto ha aggiunto i suoi voti ininfluenti. La faccia non l’hanno persa, solo perchè per perderla occorre averla. Povero centrodestra, quanti personaggi modesti sono cresciuti al suo interno! E quello che ci sconcerta, è sapere che Berlusconi vorrebbe riaverli alleati.

Ora non resta da sperare che si possa rimettere in moto l’economia, favorendo le imprese che creano lavoro. In caso contrario l’Italia corre il rischio di essere la prossima terra di conquista di ideologie che sono incapaci di creare ricchezza e si sono dimostrate fallimentari, ma che hanno presa sulle masse scontente. Che il comunismo fosse finito con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, non lo avevamo mai creduto. Oggi in Grecia è arrivato al governo un movimento neocomunista, e in Spagna sta crescendo il neocomunista Podemos. Entrambi sciaguratamente si ispirano al chavismo. Che la Provvidenza ce ne scampi e liberi.