DA NEW YORK | Coronavirus, la paura è la nuova dimensione esistenziale

Solo la paura della morte ci spinge ad accettare di stare chiusi in casa, senza fiatare, ed essere privati della libertà di movimento. Tutto questo per un cazzo di virus e senza sapere fino a quando

La paura è la nuova dimensione esistenziale. Un termine ignoto agli americani, convinti di poter affrontare ogni nemico col petto gonfio. Ma quelli del passato erano nemici in carne ed ossa, questa è un’altra cosa. E gonfiare il petto serve a poco.

L’ha capito Trump, che nelle ultime due conferenze stampa ha cambiato totalmente tono. La ragione è umana e personale. Un suo amico, ha detto, è finito in coma improvvisamente, e non se lo sarebbe mai aspettato. Colpa del Coronavirus. Questo è un nemico che farà morti, anche centomila in America. Forse di più, si spera molti di meno.

E’ bastato questo piccolo episodio per convincerlo a cambiare totalmente atteggiamento, lasciando il comando al virologo Fauci che a questo punto detta la linea di governo.

La paura è la dimensione esistenziale, per il virus, per i soldi che mancano, per l’economia che va a rotoli e per la possibile seconda ondata. Lo scenario è nuovo, e scopriamo un’altra cosa: abbiamo paura di morire. Non è scontato dirlo, alla base dell’azione di governo c’è la paura della morte, la fragilità dell’esistenza. Almeno in Occidente.

Un secolo fa non era così: la vite a la morte erano accettate come parte inevitabile dell’esistenza, morivano i bambini nelle famiglie numerose, arrivare a settanta anni era un miraggio, c’erano guerre, si andava al fronte, in trincea. Ora è diverso, abbiamo trascorso il secolo passato a sconfiggere la morte, a fare grandi passi in avanti sanitari, sociali, economici. Abbiamo creato fognature, medicine, attrezzature mediche.

Ci siamo illusi di essere ad un passo dall’immortalità, dal superare i cento anni. Ed ora? Tutto sfumato.

Non accettiamo più che dobbiamo morire per un cazzo di virus venuto da un pipistrello. Per questo c’è una particolare saldatura tra l’opinione pubblica e i governi, in senso restrittivo. Solo la paura della morte ci spinge ad accettare di stare chiusi in casa, senza fiatare, ed essere privati della libertà di movimento. Tutto questo senza una proiezione temporale, dentro un futuro incerto e imprevedibile.