Crisi, da statali a siderurgia: vertenze in autunno caldo

Salari fermi per 5 anni e blocco del turnover. E statali sul piede di guerra, pronti allo sciopero generale. Ma a far salire il termometro della temperatura sociale del prossimo autunno, sono decine di vertenze aperte, tavoli di trattativa, che coinvolgono decine di aziende anche di primissimo piano e migliaia di lavoratori a rischio posto. Una preoccupazione, quella di una stagione difficile sul fronte sindacale, espressa nei giorni scorsi dallo stesso presidente del Consiglio Enrico Letta, che ha parlato di ”clima sociale molto faticoso e pieno di difficolta”’, di ”rischio di un autunno e di un 2014 in cui riparte la crescita ma disaccoppiata rispetto alle dinamiche occupazionali” e della necessita’ ”un autunno di riconciliazione”. Anche se gli ultimi dati sulla Cig mostrano un minore utilizzo della cassa, non devono trarre in inganno. ”Cresce il numero delle aziende che chiede la straordinaria – spiega per esempio Salvatore Barone, coordinatore del dipartimento settori produttivi della Cgil – e al Sud c’e’ meno cassa in deroga perche’ il mancato finanziamento da parte delle Regioni si ‘scarica’ sulle uscite. Serve una politica industriale all’altezza della portata della crisi”.

Ecco di seguito le principali vertenze che si riapriranno a partire da settembre:

– PUBBLICO IMPIEGO: Il blocco degli stipendi per 5 anni, deciso dal CdM giovedi’ e lo stop del turnover, hanno rilanciato il tema del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici. Il Governo, alla ripresa dopo la brevissima pausa estiva, dovra’ affrontare il nodo, con i ‘pubblici’ che gia’ hanno annunciato di essere pronti a scendere il piazza ad ottobre. ”Trovare le risorse per gli stipendi degli statali bloccati da 7 anni e’ possibile – assicura il ministro della P.A. Gianpiero D’Alia – Si puo’ fare tagliando gli sprechi e le inefficienze”.

 – SIDERURGIA E INDUSTRIA PESANTE: E’ un settore strategico nel quale le crisi aziendali sono tante e tutte di non facile soluzione. I nomi coinvolti vanno da quello dell’Ilva di Taranto (impianto che serve il 50% dell’industria metalmeccanica) alla commissariata Lucchini di Piombino, dalla Ast di Terni (ex Thyssen ora della finlandese Outokumpu) alla Berco (per la quale c’e’ un’ipotesi di accordo che con altri 12 mesi di Cigs evita oltre 600 licenziamenti), fino all’Alcoa di Portovesme, in cerca di compratori.

– GALASSIA EX FIAT: In attesa di vedere che produzione verra’ assegnata allo storico stabilimento torinese di Mirafiori, 2 le situazioni piu’ gravi fra le fabbriche ex Fiat: Termini Imerese, per la quale si stanno via via spegnendo tutte le ipotesi di reindustrializzazione dell’area; e Iribus, in provincia di Avellino, stabilimento chiuso da molti mesi.

– LA CRISI DEL DIVANO: Il nome piu’ importante, di un distretto del Sud che ha il suo centro nel barese, e’ quello di Natuzzi, maggiore azienda italiana del settore del ‘mobile imbottito’. E la crisi della Natuzzi, con lo spettro di riduzioni di personale fino a 1.700 unita’, e’ la cartina di tornasole della crisi dell’intero distretto.

– INDESIT E IL ‘BIANCO’: Anche in questo caso c’e’ un nome che spicca nella crisi di un comparto produttivo: Indesit, brand leader del settore dell’elettrodomestico bianco. Il tavolo al ministero dello Sviluppo Economico ripartira’ il 17 settembre, dopo mesi di scioperi e mobilitazioni.

– IN AFFANNO ANCHE LE NICCHIE: Ma le difficolta’ industriali e le conseguenti ricadute occupazionali, non riguardano sono i settori della grande industria o delle grandi aziende. La crisi colpisce anche realta’ avanzate, medio-piccole, che operano in comparti altamente specializzati. E’ il caso della He Monetix di Ascoli Piceno, impresa produttrice di sacche per il sangue, attualmente di proprieta’ di un gruppo Usa che ha deciso di chiuderla. In arrivo, a settembre, una nuova vertenza sul tavolo del ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato.