CORONAVIRUS | “Stiamo commettendo gli stessi errori”: parla Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani

"Il virus è ancora lì e si diffonde sempre allo stesso modo, è pericoloso oggi come lo era a marzo scorso e come lo sarà a marzo del 2021 se non saremo stati intelligenti durante le festività di fine anno”

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, componente del Comitato tecnico scientifico (Cts), in una intervista al Corriere della Sera, a proposito della pandemia da Covid19, delle misure prese dal governo e del comportamento degli italiani afferma: “I timori sono gli stessi che noi, Cassandre inascoltate, avevamo quando a giugno-luglio si pensava di aver superato l’epidemia e si riaprivano le discoteche. Il risultato ce l’abbiamo sotto gli occhi ancora adesso. Al primo cenno di rallentamento dell’epidemia stiamo commettendo lo stesso identico errore: ma allora la storia non ci ha insegnato nulla!”.

“Il virus è ancora lì – sottolinea – e si diffonde sempre allo stesso modo, è pericoloso oggi come lo era a marzo scorso e come lo sarà a marzo del 2021 se non saremo stati intelligenti durante le festività di fine anno. In Italia ci sono stati 30.000 decessi per il coronavirus da quando, a fine maggio, qualcuno disse che il virus clinicamente non esisteva più”.

“Merkel è andata in tv a scongiurare i suoi concittadini di limitare i contatti e rimanere a casa il giorno in cui è stato raggiunto il record di 590 decessi. In Italia muoiono in media 600 persone al giorno dall’inizio di novembre, ma sembra che la cosa non interessi a nessuno”.

Come il virologo statunitense Anthony Fauci, Ippolito è convinto che la pandemia resterà un problema per tutto il 2021… “Assolutamente sì, e dico questo con ottimismo grazie alla disponibilità dei vaccini che ci potranno permettere un progressivo allentamento di alcune restrizioni. La campagna di vaccinazione della popolazione dovrebbe concludersi, imprevisti permettendo, alla fine dell’estate, quindi non prima del prossimo novembre potremo avere una consistente percentuale della popolazione — almeno il 75% — coperta da immunità vaccinale”.

Perché l’Italia è il Paese con più morti? “Vorrei avere una risposta convincente, ma non ce l’ho. Certo, abbiamo una popolazione con una età media molto elevata, ma è così anche in Giappone dove a oggi ci sono stati meno di tremila decessi. È vero che in Italia molte persone anziane, le più vulnerabili, vivono nella stessa abitazione con i figli e i nipoti e questo le espone maggiormente al contagio, ma anche questa è una risposta parziale, e non è che nelle residenze per anziani in generale le cose siano andate molto meglio che nelle famiglie multi generazionali”.

“E’ necessario lavorare sui dati da parte di chiunque abbia esperienza e competenza. Dobbiamo tornare a investire concretamente nella sanità e chiederci seriamente se il nostro sistema sanitario sia adeguatamente attrezzato per rispondere alle necessità di una popolazione dall’età media sempre più elevata”.

LOCKDOWN PRESA IN GIRO SENZA INVESTIMENTI

“Possiamo fare tutti i lockdown che vogliamo fino all’arrivo del vaccino, però senza una strategia si rischia di sprecarli come quest’estate e come stiamo facendo adesso”. “L’opulenta Germania ha dato a tutti una lezione dimostrando che la salute si può posizionare al di sopra dei quattrini rimettendo così in ordine i valori. Soprattutto a Natale ce n’è bisogno”.

“La mia strategia è di abbattere la trasmissione virale il più possibile. Solo così si salvano vite, si prepara bene il periodo di vaccinazione e si costruiscono le basi per una solida ripresa economica. Il caso Lombardia ha dimostrato che la zona rossa porta dei risultati, allora per me questa è la scelta migliore da applicare in tutta Italia. Con un’annotazione fondamentale: per non dilapidare i risultati del lockdown nel frattempo bisogna fare degli investimenti. Non si può aspettare il vaccino solo con isolamento e mascherine. Un’epidemia non si combatte così, ma interrompendo le catene di contagio. Per farlo servono misure calibrate, forze sul campo, tracciamento, tamponi e strutture adeguate per l’isolamento. Insomma, il sacrificio della zona rossa in tutto il Paese vale la pena se si investe su tutto quanto. Altrimenti è una presa in giro”.

E del Veneto dice: “La Regione ha preso una strada opposta rispetto alla prima ondata, si è affidata ai test rapidi e questi sono i risultati. La sorveglianza si fa con i tamponi molecolari” e Zaia “si è fatto un vanto fino all’altro giorno che il Veneto era zona gialla e così ha favorito il virus moltiplicando le opportunità di contatto tra le persone”.