CORONAVIRUS | Roma, asporto in bar e ristoranti: “Ma così non ci conviene”

“Le spese superano i guadagni, poca gente. Lo Stato se n’è fregato”. “Vediamo come va questa settimana, altrimenti e' solo uno spreco di corrente, benzina e altre spese”

DIRE – Dopo un “pesantissimo” lockdown, stamattina le serrande di bar e ristoranti di Roma sono di nuovo alzate, anche se le attivita’ si limitano a fare il servizio di asporto, l’unico consentito dall’ultimo Dpcm. Fa effetto vedere gli esercizi di nuovo aperti, anche se non tutti. Non sono pochi quelli che hanno deciso di non riaprire nemmeno oggi, e non si sa se aspetteranno giugno per poter allargare il servizio o se siano rimasti intrappolati nella morsa dei mancati guadagni e costretti ad abbandonare l’attivita’.

Chi ha riaperto, pero’, non parla certo di ritorno alla normalita’. Ingresso vietato e in certi casi sbarrato da un tavolo con il gel disinfettante sopra, caffe’ in bicchierini di plastica rigorosamente appoggiati li’ da mani avvolte dai guanti. Volti coperti dalle mascherine, da oggi obbligatorie in tutti i luoghi chiusi.

Ci avviciniamo all’ingresso de L’angolo del tramezzino, bar in zona piazza Bologna famoso per i suoi triangoli di pane farciti. “Poca gente per adesso”, ci dice Tonino rimanendo a distanza di sicurezza. Qualcuno passa e lo saluta, chiede un caffe’ che lui passa anche da una finestra che ha su strada. “Il lavoro non e’ ricominciato per niente e questi due mesi di chiusura sono andati molto male, ci siamo riempiti di debiti e lo Stato se n’e’ altamente fregato. Quella e’ gente che vive in un mondo fantastico”, taglia corto. La superficie del suo locale e’ ampia, c’e’ spazio per i tavoli anche a distanza di sicurezza. “Se non succede niente – dice – con tutte le accortezze del mondo vorrei riaprire il 18 maggio”.

Poco piu’ avanti, accanto a una farmacia, c’e’ chi invece il bar ha deciso di tenerlo chiuso. “Vediamo come va questa settimana – ci racconta Stefano, titolare di un altro caffe’ poco lontano – altrimenti e’ solo uno spreco di corrente, benzina e altre spese. Per adesso e’ tutto molto fiacco. Io sono convinto che non recupereremo, tante attivita’ chiuderanno perche’ non si riesce ad andare avanti e il lavoro non riprendera’ prima di ottobre. Sono molto pessimista, e poi ho visto tanta gente senza mascherina. Anche se all’aperto non e’ sempre obbligatoria, si tratta di senso civico”. E in effetti, tra chi all’espresso non rinuncia, ce ne sono molti che fanno attenzione, ma altri che invece vanno al bar anche insieme a quattro colleghi e senza mascherina.

Anche l’Enoteca Zeus potrebbe fare il servizio di asporto, ma Paolo, il titolare e proprietario delle mura, ha deciso di restare chiuso. L’ingresso del locale e’ aperto, lui dentro sta sistemando i tavoli in vista di giugno. “Ma che apro a fare? Non vale la pena, sono piu’ le spese dei guadagni. Io sono fortunato perche’ non devo pagare l’affitto, ma chi invece deve sostenerlo come fa? Gli aiuti non sono arrivati, la cassa integrazione nemmeno. Hanno nominato le task force ma non si capisce niente”.

Accanto a lui un altro bar rimasto chiuso, mentre alla fine della strada c’e’ Gustando e degustando, un’enoteca che in questi mesi e’ rimasta aperta grazie alla licenza di vendita. “Siamo andati avanti come abbiamo potuto”, ci spiega Diana, chef, sommelier e titolare dell’attivita’ che porta avanti insieme a Rocco, il suo compagno. Dovevano sposarsi a giugno, ma saranno costretti a rinviare le nozze. Intanto, servono entrambi al bancone dei salumi che hanno posizionato verso la strada, in modo da non fare entrare nessuno. “E da oggi vedremo come va- aggiunge lei- perche’ in questa condizione di difficolta’ non ci possiamo permettere di comprare merce in eccesso. Partiremo gradualmente con l’asporto e intanto
cercheremo di modificare la disposizione dei tavoli in vista di giugno. Certamente non metteremo il plexiglass, piuttosto diminuiamo le sedute, perche’ qui le persone vengono anche per l’atmosfera”.

In via Lanciani ci sono due bar quasi uno di fronte all’altro. Prima dell’emergenza coronavirus, all’entrata e all’uscita delle scuole che sono li’ vicino, erano pieni di bambini e mamme. Oggi, dei due locali ne e’ aperto soltanto uno. “Le persone sono curiose, entrano, ma non c’e’ un grande movimento, anche se le misure di sicurezza funzionano benissimo. In base alla metratura del locale ci hanno detto che possono entrare due persone alla volta. Recuperare? No – ci risponde il titolare – forse a malapena riusciamo a coprire le spese, ma nemmeno. Lavoriamo con gli
uffici e le scuole, ma qui e’ ancora tutto chiuso. Per noi e’ una tristezza”.